Ahi ahi signora LIA

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Di

Zali Liadella Redazione

La nebbia che avvolge la LIA (Legge sulle Imprese Artigianali) entrata da poco in vigore è molto spessa. Si tratta di una legge antipadroncini o vale per tutti? Corregge le storture del nostro mercato del lavoro o le ignora? Questo provvedimento di Claudio Zali, insomma, tutela o no gli artigiani locali? Le testimonianze raccolte da Gas sono decisamente negative.

F.C.*, titolare di una fiduciaria da noi interpellato, ha le idee chiare: “No, questa legge non fa certo gli interessi dei piccoli artigiani locali. Innanzitutto perché è una legge applicata a tutti, quindi non solo ai padroncini. Infatti i requisiti sono validi per tutti, quindi se è vero che così si frega qualche padroncino dall’estero è altrettanto vero che sia con la tassa sia con tutto il resto devono essere in pari anche tutte le piccole aziende, spesso famigliari, ticinesi.” Già, perché c’è pure una tassa. E anche qui la storia non è affatto chiara. “La tassa annuale è di 2’000 franchi, ma a questi soldi si possono aggiungere numerose altre spese. Possono essere fatturate alla ditta le eventuali verifiche, e questi sono altri 300 franchi. Ma se si tratta di una ditta che si occupa più cose (es: muratore che si occupa anche di imbianchino, gessatore, pittore…) questa paga 300 franchi per ogni categoria coperta. E son soldi che volano. Senza sapere se siano spese una tantum o annuali.

Due cose colpiscono particolarmente in questa LIA: la prima è che è assurdo continuare a chiedere sgravi per le imposte e poi tartassare ancora di più gli artigiani locali con una tassa da (minimo) 2’000 franchi; la seconda è che, con questo albo, si vanno a creare dei doppioni. Già, perché come ci dice F.C. “per ogni categoria esistono le commissioni paritetiche, che si occupano già di controllare i pagamenti degli oneri sociali. Bastava aumentare le loro deleghe e i loro compiti, invece che creare un costoso doppione. Piuttosto ci si dovrebbe occupare di un sistema legale che oggi permette a una società qualunque di aprire in Ticino, lavorare poco tempo, non pagare gli stipendi, fallire e riaprire due mesi dopo, lasciando sul groppone dell’Ufficio insolvenze, quindi dello Stato, gli stipendi non pagati.”

Volendo capirci di più, abbiamo fatto due chiacchiere anche con A.B.*, un artigiano locale, uno che dovrebbe beneficiare della cosiddetta “legge antipadroncini”. Ma non è così. “Possiedo una piccola ditta di impianti sanitari e riscaldamento, la vita di un piccolo artigiano non è per niente semplice. Mi è capitato più volte di dover abbassare il prezzo di un’offerta o di rinunciare a un lavoro perché altri avevano proposto prezzi troppo concorrenziali per me, prezzi che non solo non mi lasciavano nessun guadagno, ma rischiavano di mandarmi in perdita in caso di imprevisti. Sono stato persino obbligato a seguire dei corsi Gas1 e Acqua1, con esami finali e tassa di iscrizione obbligatoria non proprio economica, per poter installare caldaie a gas e per poter effettuare qualsiasi tipo di lavoro da sanitario. Senza questi corsi non avrei più potuto lavorare sul territorio (anche se ci sono ditte che non hanno fatto i corsi e stanno ugualmente lavorando). Alla fine dell’anno non ho mai fatto mancare la tredicesima ai miei operai, mentre per me quella resta una specie di miraggio. Più di una volta, dopo aver pagato fatture e stipendi, non sono riuscito a prendermi la paga. Questo ovviamente ha inciso non poco sulla piccola economia della mia famiglia.”

Quindi vuoi per la pressione della manodopera estera, vuoi per la devastazione del nostro mercato del lavoro, la LIA dovrebbe essere una legge favorevole ad A.B. e tutti gli artigiani come lui. E invece neanche per idea. “Mi sono letto più da vicino questa legge”, ci dice, “e mi è quasi mancato il fiato. Per essere iscritti all’albo bisogna versare una tassa di 2’000 franchi (che non ho ancora capito se annua o una tantum) e questo senza distinzione. Quindi se tu sei un imprenditore con un guadagno milionario verserai 2’000 franchi. Se sei un imprenditore che a volte deve saltare la paga per pagarsi le fatture, pagherai ugualmente 2’000 franchi. Mi sembra ingiusto. E non ho contato i costi per ottenere i documenti necessari da presentare per l’iscrizione all’albo. Perciò scusatemi se sono arrabbiato e anche un tantino schifato in quanto io sono regolarmente iscritto al registro di commercio, la mia categoria aderisce al contratto collettivo e tutto questo mi sembra che non venga tenuto in considerazione!

I limiti della LIA sono evidenti per A.B., secondo cui “si dovrebbe ‘costringere’ chi costruisce o effettua dei lavori (architetti e committenti) a controllare se le ditte con cui si lavora sono in regola. Trovo ingiusto che noi, che lavoriamo in regola sul territorio, dobbiamo pagare (senza la dovuta proporzione rispetto a ditte più grandi) per tutelarci dalle ditte ‘straniere’”. Un’amarezza che aumenta pensando alle “ditte ticinesi che, per risparmiare e tirare il prezzo per ottenere i lavori, vanno a comprare il materiale in Italia. In questo caso però nessuno dice niente”.

La sensazione è che invece di colpire le vere storture del mercato del lavoro e di aumentare i giusti controlli, questa legge ideata propagandisticamente per colpire i padroncini italiani finisca per danneggiare anche, e molto, le ditte locali. Il numero dei padroncini calerà di qualche unità, forse. Ma a che prezzo per i nostri artigiani locali?

*nome noto alla redazione

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