Ali per volare

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Di

Harmos1di Carol Bernasconi

Qualche mattina fa mio figlio, che ha da poco compiuto 6 anni, ha letto da solo e senza aiuto la sua prima parola. Lingua fuori, sguardo concentrato, alla fine c’è riuscito. Per lui, una conquista immensa.

Mi ha guardato con sguardo luminoso e mi ha detto “oggi sono diventato grande!” Avrei voluto rispondergli “per me sarai sempre il mio piccolo”, ma qualcosa nel suo sguardo mi ha bloccata e così ho festeggiato questa sua grande conquista. Perché lui vuole diventare grande e il compito più difficile e impegnativo di noi genitori è proprio quello di aiutarlo a crescere. “Dona a chi ami ali per volare”, frase detta dal Dalai Lama, racchiude l’essenza dell’essere genitori. Ogni tappa della vita dei nostri figli è segnata da un piccolo distacco da noi, che abbiamo dato loro la vita. È cosi fin dal giorno della loro nascita, il primo distacco dopo 9 mesi trascorsi al caldo e al sicuro nel nostro grembo. Da quel momento in avanti sarà sempre meno nostro e sempre più parte del mondo che lo circonda. Il nostro compito è quello di aiutarlo a spiccare il volo dal nido, per affrontare ogni giorno le esperienze della vita, a volte anche senza di noi. Sperando che l’impegno messo, l’amore e il lavoro svolto abbiano dato modo ai figli di avere un paio d’ali robuste e pronte a volare lontano con occhi curiosi e voglia di migliorare ogni giorno di più. Prepararsi al distacco è a volte molto più difficile per i genitori che per i figli e l’ho vissuto sulla mia pelle il giorno che mio figlio adolescente, durante una discussione, mi ha detto “mamma, si sono accorti tutti che sono cresciuto, a parte te.” E allora l’ho guardato con occhi nuovi, ho alzato lo sguardo verso il futuro uomo e mi sono dovuta arrendere all’evidenza. Non senza una punta di orgoglio per il ragazzo che è diventato nonostante le cadute, le fatiche e gli ostacoli superati. Il nostro rapporto è cambiato in quel momento, si è assestato a un altro livello. Ho smesso di aspettarmi di vederlo chiedere le coccole come quando era piccolo, ma vedo il suo modo di farmi capire che mi vuole bene, che ci tiene alla mia opinione e che desidera passare del tempo con me in altro modo. Per esempio mi chiede sempre di andare a vederlo giocare a calcio, perché senza il mio tifo non si vince. Ma prima ho dovuto lasciarlo andare, processo difficile per una mamma chioccia come me, ma che ha rimesso in equilibrio i rapporti famigliari.

Ci saranno altri distacchi nel corso delle nostre vite, accompagnati dalla nostalgia, dalla consapevolezza che il tempo non si può fermare e non torna indietro, che il nido prima o poi sarà vuoto e che ci rimarranno solo i ricordi. Ma questo è il compito di ogni genitore, dalla notte dei tempi. Amare senza condizione, vederli camminare a mano con te e poi, d’un tratto, sentire che la sua manina lascia la tua. E tu lo guardi camminare, avvicinarsi al ciglio del burrone, girarsi verso di te, mandarti un bacio e spiccare il volo.

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