Bernie Sanders socialista oh yeah

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Di

Sandersdi Jacopo Scarinci

L’ottimo settimanale “Pagina 99” ha recentemente spiegato una cosa molto semplice: il Presidente degli Stati Uniti conta meno di zero. Questa inchiesta e una velocissima lettura della stampa americana spiegano con molta chiarezza i flussi di denaro che stanno arrivando incessanti ai candidati alle primarie. Denaro che arriva da finanziatori che lo smollano, però, in cambio di certezze: “Ti finanzio se quando arrivi alla Casa Bianca farai questo e quello”. Funziona così.

Non sfugge a questa pratica Bernie Sanders, l’autoproclamato socialista in un Paese nel quale definirsi così in teoria sarebbe peggio che suicidarsi. In teoria, perché in pratica il senatore democratico del Vermont sta rendendo la vita più che complicata a Hillary Clinton. Il teorema di Trump, un alieno che andrebbe ascoltato più e sfottuto meno, si dimostra valido: la gente si è rotta le palle delle vecchie famiglie politiche figlie dell’establishment. Nell’Iowa la Clinton avrebbe dovuto stravincere, e l’ha sfangata grazie a qualche sorteggio (si dice) pilotato; nel New Hampshire ha vinto anche più del previsto Sanders. In campo repubblicano Jeb Bush, figlio e fratello di due Presidenti non proprio indimenticabili, nonostante le decine di milioni di dollari spesi ha raccolto una figuraccia tra i farmers dell’Iowa e un magro bottino nel New Hampshire. Davanti a un establishment costretto ad affidarsi al peggio della famiglia Clinton da una parte e a quattro-candidati-quattro (Rubio, Bush, Christie, Kasich) dall’altra e che negli Stati del sud andranno incontro a un bagno di sangue, davanti al non contar niente del Presidente, davanti a estremismi e populismi il simpatico Bernie Sanders che può fare?

Poco, per ora. Primo perché sebbene Hillary Clinton sia di una supponenza indicibile e talmente piena di scheletri nell’armadio da far impallidire i castelli dei film horror fa ancora corsa di testa. Secondo perché il sostegno al socialista difficilmente si potrà tramutare nel giusto accompagnamento (leggasi: soldi e sponsor) per la corsa finale. Con lui ci sono i giovani, tanti giovani, e chi ha ceduto al suo populismo. Però un conto è trionfare nel New Hampshire promettendo rivoluzioni socialiste, un altro raccattare voti a Washington, New York e tutti gli Stati del sud. Ma c’è, soprattutto, e questo fa punteggio, chi lo vota solo perché è l’unica alternativa in campo a contrastare il familismo dei Clinton.

E quindi Bernie Sanders il socialista oh yeah, il simpatico 75enne del Vermont guadagna consensi non tanto per meriti suoi, ma perché “no, Hillary no”. Sarà sufficiente? Senza avere George Soros, Jeff Bezos, gli oligarchi e il “New York Times” alle spalle alla lunga non vai da nessuna parte: i milioni battono i giovani e gli incazzati.

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