Di Messi e dimessi

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Di

Bambini calciodi Francesco Giudici

È ora di ricreazione e la parte maschile della classe, al completo, si riversa sul piazzale per l’abituale partita di calcio. È vero, anche qualche ragazza prende parte a questo rito, ma sono poche. Oggi poi, gli scolari hanno a disposizione i coni (quelli da palestra s’intende!) e quindi la contesa assume caratteristiche più vicine alla realtà immaginativa e quindi più invitanti.

Le squadre sono già state definite, per evitare minuti persi in sasso/carta/forbici e nelle susseguenti chiamate per dividersi in due gruppi, considerando l’aleatorietà del tempo che trascorrerà fino al richiamo vocale del docente, poiché nella sede, da oltre trenta anni, non esiste più una sirena o un altro mezzo per dare alla pausa un inizio e una fine cerimoniosa. Nell’intento di evitare le ormai abitudinarie discussioni mi posiziono ai bordi del campo da gioco e osservo. Anch’io ho giocato a calcio per anni e, quindi, una certa dimestichezza con l’arte pedatoria non mi manca. Nella classe c’è un ragazzino molto bravo, ci sono alcuni allievi che possono essere reputati mediocri, mentre il resto della banda ha caratteristiche che spaziano dell’inciampare nell’oggetto rotondo a chi colpisce la palla perché non è riuscito a schivarla. Ma… eh sì, c’è un grande ma!

Hanno visto le partite alla televisione. Con gli avvitamenti più improbabili si possono vedere i tentativi di tacco, i dribbling nei quali, quasi sempre, la sfera se ne va per conto proprio, le cadute più teatrali condite da urla e contorcimenti, le litigate per esigere l’ammissione da parte dell’avversario che il fallo era proditorio. Indubbiamente, chi grida più forte, decreta il necessario rigore, anche se il fatto è avvenuto nell’altra metà del campo.

Stamattina non ho guardato l’evolversi della competizione perché stavo discutendo con un collega. A un certo punto è arrivata accanto a me una delegazione che rappresentava una delle due compagini. Un tiro che andava a finire chissà dove era stato deviato in porta con una mano da un giocatore. Ho chiesto a quale squadra appartenesse il colpevole del cambiamento di rotta del pallone: gol valido se il giocatore era difensore della porta ove era andata a finire la corsa dell’elemento sferico, gol da annullare se il giocatore era un attaccante che mirava alla stessa porta. Purtroppo la regola non poté essere applicata.

Il corpo estraneo che aveva toccato con la mano il pallone era un bambino di un’altra classe. E sì, sul nostro piazzale i Messi, gli Embolo, i Ronaldo di tutte le classi giocano tre o quattro partite in contemporanea sullo stesso rettangolo asfaltato!

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