Furto d’acqua? Ma siamo scemi?

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Di

canadairdi Corrado Mordasini

Schermata 2016-02-04 alle 10.38.43Ormai siamo al festival della scemenza. Complici alcuni nostri politici, che non fanno un fiato sui licenziamenti di Armani ma riescono a sollevare un polverone che neanche l’orda d’oro di Gengis per due bottiglie di vino italiano all’Alptransit.

L’autarchia alla Ticinese sta raggiungendo dei picchi assurdi. Ultimo, in ordine di tempo, un articolo sul “Giornale del Popolo” in merito a segnalazioni di cittadini, alcuni dei quali ipotizzavano un furto d’acqua. Il GdP ha spiegato il drammatico fatto accaduto ieri: un canadair italiano ha raccolto col suo pancione il prezioso liquido per poi gettarlo sugli incendi della Val Vigezzo.

Alcune considerazioni che servono a mitigare gli insulti che mi corrono per la testa in merito a questi campioni di Svizzeritudine:

  • La Val Vigezzo, incuneata nell’ascella tra Ticino e Vallese come l’Ossola e la Canobina, non è Svizzera proprio per caso. I contatti col Ticino sono immemori, secolari e continui. Potremmo dire che i Vigezzini sono praticamente parenti dei Ticnesi.
  • Il lago Maggiore è un bacino idrico bello grosso. È il più esteso dei bacini prealpini. Ha una superficie di 212 km2, è lungo 65 chilometri e profondo 370 metri. Insomma, fidatevi, c’è dentro uno strafottio d’acqua: 37 miliardi di metri cubi, tanti eh?
  • A occhio circa un sesto del lago è in Svizzera e il resto in Italia.
  • L’acqua va di qua e di la. Non è come marmellata che sta ferma. Insomma, è un po’ come l’aria.
  • Se la Val Vigezzo è un rogo, sarebbe carino e indice di buon vicinato non fargli le menate ma magari dargli una mano.

Purtroppo in un Ticino sempre più bilioso e richiuso su se stesso anche un canadair italiano (ah, tra l’altro, i pompieri hanno una convenzione col Ticino per queste operazioni) che abbrevia il tragitto per portare soccorso a delle popolazioni di montagna circondate dal fuoco diventa, come il vino dell’Alptransit, una patetica scusa per, mi si scusi il gioco di parole, infiammare gli animi.

12662730_216333342047412_1960318158433942649_nPiù passa il tempo e più mi vergogno di certi ticinesi. Arrabbiati, incattiviti, pronti a segnarsi sull’agenda ogni targa italiana sospetta, fomentati nel loro astio provinciale e patetico da gente come Massimiliano Robbiani (per fare un esempio, ma ce ne sono tanti, solo che Robbiani è uno dei meno furbi) che si fa fotografare con la maglietta: “Ta set stüf da sti taglian? Van in presa a votàà ul Robian”. Roba da far vergognare un sordomuto ipovedente. La cosa buffa è che pensavo che, ormai, l’astio per gli italiani fosse passato negli anni, che il mio Paese fosse diventato più moderno, aperto e tollerante, che vedesse più le opportunità che le divisioni. Mi sbagliavo. L’astio dormiva sotto la crosta, era sopito sotto la cenere della pochezza, era sepolto sotto un sottile strato di civiltà.

Quando vedo certe cose mi viene voglia di prendere un paio di secchi, andarli a riempire nel mio lago e portarli ai vigezzini. Così, come simbolo di buona volontà. Perché mi ai taglian ga vöri ben.

 

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