Il Disco della Domenica: Ultravox-Vienna

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Il Disco della Domenicadi Jacopo Scarinci

Il discorso è semplicissimo: per fare le lasagne ci vuole il ragù, per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare i Duran Duran e gli Spandau Ballet ci vogliono gli Ultravox. Se chi c’era (invidia profonda) ha potuto godersi in discoteca, alla tele, in radio o in vinile uno dei gruppi più qualitativamente sottovalutati di sempre, i Duran Duran appunto, è semplicemente perché un paio d’anni prima gli Ultravox hanno deciso di cambiare cantante. Strana la vita, eh?

Dopo tre (incredibili) dischi di new wave, sperimentazione elettronica – come non sottolineare il capolavoro “Hiroshima Mon Amour” – gli Ultravox decidono di separarsi dal cantante e leader John Foxx, il quale intraprenderà una carriera solista tanto brillante nei primi due album quanto evitabile fino a oggi. Al suo posto assunsero la mente dei Visage (su cui torneremo prima o poi) Midge Ure, che con dei baffetti al limite del tollerabile e un bagaglio musicale e culturale ben diverso da quello di Foxx cambiò radicalmente la storia degli Ultravox e contribuì a inventare quella cosa che noi oggi chiamiamo “anni ‘80” attraverso il “New Romantic”: un filone della musica elettronica che saluta definitivamente la cupezza ossessiva e le atmosfere da suicidio che negli ultimi anni caratterizzarono i pesi massimi soprattutto inglesi. La materia intellettuale e adorabilmente grezza dei primi tre dischi viene presa da Ure e plasmata in un qualcosa di completamente nuovo: la scoperta dell’Europa attraverso la musica.

Ultravox_-_Vienna“Vienna” (febbraio 1980) infatti è uno dei primi dischi veramente europeo. I temi che tratta sono quelli dello straniero (“Passing Strangers”), della malinconia storica e decadente che solo una città come Vienna può regalare e – fondamentalmente – la scoperta di un mondo nuovo. Il tutto con l’obiettivo di raccontare in musica grandi novità, aprire nuove strade, far andare i sintetizzatori non su drammi umani ma su musica artistica che deve tanto a David Bowie e Brian Eno, una musica che fa respirare e ballare, riflettere, piangere e sorridere, di facile accesso eppure incredibilmente intellettuale e colta. “New Europeans”, “Sleepwalk”, “Mr. X”, “Vienna” e la finale “All Stood Still” sono solo le perle principali di questo capolavoro di album.

Un album che merita di essere celebrato non tanto per la sua perfezione lirica e musicale, per l’equilibrio, per la raffinatezza e per i temi che tratta, ma perché è stato un ariete che ha sfondato un muro portando la musica e i gusti del pubblico su binari impensabili fino a pochi mesi prima. Di due anni dopo è il successo planetario dei Duran Duran, l’album “Rio” (1982), di tre anni dopo quello dei Tears For Fears “The Hurting” e quello degli Spandau Ballet “True” (1983). “Vienna” è un disco che ha rielaborato il passato, ha capito il presente e ha inventato il futuro: senza dubbio uno dei cinque lavori più importanti di quel meraviglioso decennio.

Ascoltalo qui: https://www.youtube.com/watch?v=imIW41AmclY

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