Il giorno del Giudizio

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Di

bambino giovanidi Lou B.

Il giorno del giudizio. Non quello universale, nemmeno quello che ti fa tremare sulla poltrona del dentista. Ma se diventi genitore, il giorno del giudizio le ginocchia te le fa tremare ugualmente, sia che quel pezzo di carta arrivi per posta, sia che ti venga consegnato dal docente con un colloquio.

Puoi avere il figlio più diligente del mondo, la tua asticella sarà probabilmente messa molto in alto. Spesso ti concentri più sul comportamento che sul rendimento scolastico vero e proprio, vorresti che le parole “gentile, educato, rispettoso…” compaiano nelle considerazioni generali. E quando le leggi, tiri un sospiro di sollievo. Ma non sempre va così e, anche se un genitore lo sa che il suo bambino ha delle difficoltà, doverle leggere nero su bianco è sempre un colpo al cuore, un piccolo lutto che poi dovrai elaborare a modo tuo. Sto parlando delle difficoltà oggettive, di quelle che rendono l’apprendimento scolastico una montagna da scalare per tuo figlio, quelle difficoltà che nascono se questo bambino non vede la scuola come risorsa ma come un mostro cattivo. Quelle difficoltà lì, quelle vere.

Perciò, il giorno del Giudizio, entri in classe e ti siedi. Hai probabilmente le mani sudate e lo stomaco annodato. Il docente ti allunga il foglio e tu sei costretto a prenderlo e a leggerlo. Ecco, in questo momento mi sento di dare un piccolo ma prezioso consiglio ai docenti. È vero, è solo un giudizio, ma come dice la parola stessa (che personalmente trovo poco pedagogica) voi state “giudicando” un bambino e lo state comunicando alla sua famiglia. Fate attenzione alle parole che utilizzate, soprattutto quando dovete comunicare che quel bambino riscontra delle difficoltà, che siano scolastiche oppure legate al comportamento. Aiutate la famiglia a capire dove sta il problema, a prendere coscienza di questo se per caso non lo avessero ancora fatto, ma cercate di comunicarlo mettendo umanità nelle parole che userete per scriverlo.

Iniziate dai lati positivi, perché ogni bambino ne ha almeno uno. Fate capire alla famiglia che per voi questo bambino ha importanza e che siete lì per cercare una soluzione tutti insieme. Ma siete lì per lui. E non aspettatevi sempre la giusta reazione quando comunicate queste notizie, perché forse la reazione giusta nemmeno esiste. Hanno appena letto che il loro figlio è in difficoltà e qualunque sia questa difficoltà per un genitore resta sempre un boccone amaro da ingoiare. Ci sarà chi alzerà la voce oppure si metterà a piangere. Chi negherà, chi darà la colpa al docente, chi non sarà più in grado di parlare per qualche minuto. Ma io so che ognuno di loro starà incolpando se stesso per questo, anche se alcuni non lo ammetteranno mai. Bisogna lasciare il tempo ai genitori per assorbire alcune notizie, prendere coscienza della situazione e in seguito trovare insieme la strada da seguire. Ma quello che scriverete sul quel pezzo di carta (e soprattutto come lo scriverete) a mio parere può fare la differenza.

Mettetevi nei panni di chi dovrà leggerlo e pensate all’effetto che farà. Le parole, la comunicazione, l’empatia che trasmetterete in modo positivo e propositivo può aprire la strada a una sana collaborazione scuola-famiglia oppure renderla molto difficoltosa. Ma chi ci andrà di mezzo sarà solo l’allievo, e questo non dovrebbe mai accadere.

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