Il male minore è un NO!

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Di

manettedi Fabrizio Eggenschwiler

ex magistrato

Queste iniziative popolari antistranieri sono la specialità e il cavallo di battaglia dell’UDC. Questo partito ha trovato gli argomenti e il modo per mobilitare (in senso figurato) la “pancia” dell’elettore, lanciando messaggi che “liberano”, “sdoganano” e, se vogliamo, “nobilitano” istanze pre-razionali che giacciono nel fondo della nostra psiche e delle quali, altrimenti, ci vergogneremmo o comunque ci asterremmo dallo sbandierare ai quattro venti. Questo è il segreto del populismo, che in genere utilizza sempre gli stessi argomenti: la xenofobia, il nazionalismo, fino in certi casi al razzismo.

Per chiarire brevemente la vicenda dall’inizio, va ricordato che il Codice penale svizzero contemplava, fino a non molti anni fa, una serie di cosiddette “pene accessorie”, che il giudice poteva aggiungere alla pena principale. Tra queste pene accessorie figurava l’espulsione degli stranieri autori di reati. Tutto dipendeva dal libero apprezzamento del giudice: il tipo di reato che meritava l’espulsione, la sua gravità, le condizioni personali dello straniero (in particolare i suoi legami con la Svizzera),la durata dell’espulsione (che poteva essere a vita), la sua eventuale sospensione, ecc.

Con la riforma del Codice penale le pene accessorie sono scomparse, salvo alcune, come la “cauzione preventiva”, l’”interdizione dall’esercizio di una professione”, il “divieto di condurre”, la “pubblicazione della sentenza”, la “confisca di oggetti pericolosi” e di “valori patrimoniali”, che però ora sono definite “altre misure”.

L’espulsione penale degli stranieri non esiste più nel Codice penale, è rimasta come misura amministrativa, come previsto dall’articolo 121 capoverso 2 della Costituzione (“Gli stranieri che compromettono la sicurezza del Paese possono essere espulsi”).

L’UDC non poteva non sfruttare questo tema di sicuro successo populista sul suo elettorato, e non soltanto, e, il 15 febbraio 2008, ha depositato un’iniziativa popolare denominata “Per l’espulsione degli stranieri che commettono reati”, che è stata accettata da popolo e Cantoni il 28 novembre 2010.

L’iniziativa stabilisce che “A prescindere dallo statuto loro riconosciuto in base alla legislazione sugli stranieri, gli stranieri perdono il diritto di dimora in Svizzera e ogni diritto di soggiorno se:

  1. Sono stati condannati … per omicidio intenzionale, violenza carnale o un altro grave reato sessuale, per un reato violento quale ad esempio la rapina, per tratta di esseri umani, traffico di stupefacenti o effrazione;
  2. Hanno percepito abusivamente prestazioni delle assicurazioni sociali o dell’aiuto sociale.

Il legislatore definisce le fattispecie … Può aggiungervi altre fattispecie.” “L’autorità competente espelle gli stranieri … e pronuncia nei loro confronti un diritto d’entrata di durata compresa tra 5 e 15 anni. In caso di recidiva … 20 anni….”.

Inoltre, sempre secondo l’iniziativa, la trasgressione del divieto d’entrata e l’ingresso in Svizzera in modo altrimenti illegale è un reato punibile secondo le disposizioni che saranno emanate dal legislatore”. L’iniziativa prevede infine che “entro cinque anni dall’accettazione dell’iniziativa da parte di Popolo e Cantoni”, il legislatore definisce e completa le fattispecie di cui ai punti 1) e 2) citati in precedenza ed emana le disposizioni relative all’entrata illegale.

È chiaro che l’iniziativa contiene una generosa dose di mostruosità, di cui qui di seguito alcuni esempi:

  • Non tiene in alcun conto il tipo di permesso di cui gode lo straniero, la durata della sua permanenza in Svizzera, tanto meno la sua condotta fino al reato che ne comporta l’espulsione, il suo grado d’integrazione in Svizzera, la sua situazione personale, familiare, sociale, l’età, ecc.
  • Che cos’è un “altro grave reato sessuale?” Profittare di rapporti di fiducia , di lavoro, di dipendenza, per compiere un atto sessuale con un minorenne di età superiore a sedici anni è un reato sessuale grave? È grave se lo commette uno straniero su una svizzera e anche uno svizzero su una straniera?
  • Un tossicomane che spaccia nel suo ambiente un quantitativo minimo di hashish o marijuana per pagarsi la sua dose, commette un reato passibile di espulsione, come lo spacciatore di un chilo di eroina o di cocaina?
  • Un operaio o una collaboratrice domestica stranieri che, senza intento truffaldino, percepiscono una prestazione sociale alla quale non hanno diritto, convinti di averlo, meritano di essere espulsi, anche se hanno famiglia in Svizzera e se vi risiedono da molto tempo?
  • Quid se l’autore del reato è un minorenne nato e cresciuto in Svizzera, la cui famiglia ha un permesso di domicilio?

Senza attendere la scadenza dei cinque anni (28 novembre 2015) fissati dalla stessa iniziativa affinché fossero emanate le disposizioni necessarie alla sua applicazione, il 28 dicembre 2012 gli iniziativisti hanno presentato una nuova iniziativa “Per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati”.

Quest’iniziativa è una mostruosità giuridica anche sul piano formale, oltre che su quello dei contenuti. Probabilmente, gli iniziativisti, temendo che il Parlamento avrebbe “annacquato” l’iniziativa, gli si sono sostituiti, col risultato che, se anche questa seconda iniziativa “per l’attuazione” fosse accettata da Popolo e Cantoni, la Costituzione si troverebbe ad ospitare sia il principio generale, sia le diposizioni di attuazione, che dovrebbero invece figurare nel Codice penale.

“Ad abundantiam”, si nota tra l’altro che, secondo tale iniziativa di attuazione: l’espulsione dovrebbe essere applicata anche in caso di pena minima; il reato di “effrazione” non esiste; l’espulsione dovrebbe essere pronunciata anche per lesioni personali semplici e per abbandono, ma non per esposizione a pericolo della vita o salute altrui, e nemmeno per spionaggio, propaganda sovversiva, messa in pericolo dell’ordine costituzionale e simili. Evviva la coerenza!

Per concludere, il 20 marzo 2015, entro il limite stabilito di cinque anni, sono giunte le modifiche del Codice penale svizzero e del Codice penale militare, nonché della legge sugli stranieri, della legge sull’asilo e altre, formulate dal Parlamento in esecuzione dell’iniziativa.

È evidente che, se l’”Iniziativa per l’attuazione” fosse respinta, le norme elaborate dal Parlamento in esecuzione dell’”Iniziativa espulsione”, ovvero la modifica del Codice penale e di altre leggi federali del 20 marzo 2015 dovrebbero secondo logica entrare in vigore.

Altrimenti, cioè se l’”Iniziativa per l’attuazione” fosse accettata ed entrasse a far parte della Costituzione, “il Consiglio federale “ – secondo quanto afferma nell’opuscolo citato -“prenderà la decisione sulla loro entrata in vigore immediatamente dopo la votazione”. Sembra più che logico che tali norme non potrebbero entrare in vigore, almeno così così come sono, poiché sarebbero in contrasto con l’”iniziativa per l’attuazione” su diversi punti. Sarebbe un’inutile doppione.

Ciò che è chiaro è che le modifiche del Codice penale e di altre leggi approvate dall’Assemblea federale il 20 marzo 2015 presentano degli aspetti più rispettosi dei diritti umani previsti dalla Costituzione e degli impegni internazionali sottoscritti dalla Svizzera, rispetto all’Iniziativa per l’attuazione.

Infatti, queste modifiche del Codice penale (limitiamoci a queste) prevedono in particolare all’art. 66a cpv. 2 che: “Il giudice può rinunciare eccezionalmente a pronunciare l’espulsione se questa costituirebbe per lo straniero un grave caso di rigore personale e l’interesse pubblico all’espulsione non prevale sull’interesse privato dello straniero a rimanere in Svizzera. Tiene in ogni modo conto della situazione particolare dello straniero nato o cresciuto in Svizzera”.

Ciò sarebbe quanto di più sgradito a Blocher & Co., perché l’idea di fondo che ispira l’iniziativa è che il giudice non abbia niente da apprezzare, valutare, tener conto, ecc. Dovrebbe limitarsi a condannare, espellere, e fare “cito”; tanto meno pensare, porsi problemi, indagare sulla condizioni personali dello straniero, ecc.

Un’altra differenza tra “Iniziativa per l’attuazione” e modifica del Codice penale e altre leggi dell’Assemblea sta nel fatto che la prima prevede l’espulsione per la “truffa in materia di aiuto sociale e di assicurazioni sociali, nonché abuso di prestazioni sociali” (senza che si sappia a quale reato si riferisca l’”abuso”), mentre la modifica del Codice penale contempla, all’articolo 66a, cpv. 1, lett. e, la “truffa” (ai sensi dell’articolo 146 del Codice penale) “a un’assicurazione sociale o all’aiuto sociale”, nonché “l’ottenimento illecito di prestazioni di prestazioni di un’assicurazione sociale o dell’aiuto sociale”.

L’art. 148a della medesima modifica del Codice penale precisa il significato di “ottenimento illecito di prestazioni di un’assicurazione sociale o dell’aiuto sociale: “Chiunque, fornendo informazioni false o incomplete, sottacendo fatti o in altro modo, inganna una persona o ne conferma l’errore, ottenendo in tal modo per sé o per altri prestazioni di un’assicurazione sociali o dell’aiuto sociale a cui egli o i terzi non hanno diritto, è punito … Nei casi poco gravi la pena è della multa”. Niente “abuso” generico: l’”ottenimento illecito” ha tutti i requisiti della “truffa” prevista dall’art.146 del Codice penale. Non sta in piedi l’idea che basti che uno straniero che percepisca erroneamente una prestazione sociale, senza aver compiuto nessuna azione o omissione truffaldina ai danni dell’ufficio competente, per condannarlo ed espellerlo. Altro punto che resterà di traverso a Blocher & Co. ma, allo stesso tempo, altro elemento del “male minore”.

Nello stesso ordine di idee, le autorità federali si preoccupano di salvaguardare fin dove è possibile, pur tenendo conto delle disposizioni costituzionali già in vigore in seguito all’iniziativa “Per l’espulsione”, i principi dello Stato di diritto (ad esempio l’art. 5 della Costituzione, laddove prevede che “l’attività dello Stato deve rispondere al pubblico interesse ed essere proporzionata allo scopo” e che “La Confederazione e i Cantoni rispettano il diritto internazionale”). Il principio della proporzionalità trova espressione nella “pena minima” e nel rispetto dei diritti umani statuito dal diritto internazionale.

In definitiva l’approvazione dell’”iniziativa per l’attuazione” sarebbe una jattura in tutti i sensi: per buttar fuori qualche straniero in più, metterebbe la Svizzera in una posizione ancora più difficile sul piano dei rapporti con l’Europa, dei quali non possiamo fare a meno. Altro che andare in giro a vantarci delle nostre tradizioni umanitarie. Aumenteremmo il nostro isolamento, in un periodo difficile anche sul piano economico.

Ben venga dunque il “male minore” di un chiaro “no” all’”iniziativa per l’attuazione” e di un conseguente, implicito sì all’attuazione dell’”iniziativa e espulsione” mediante le disposizioni legislative già elaborate e approvate dall’Assemblea federale il 20 marzo 2015.

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