Il muro dell’integralismo cristiano

Di

Francesco papadi Jacopo Scarinci

Interpellato in merito all’ultima sparata di Donald Trump, quella di costruire un muro tra Texas e Messico, papa Francesco ha lanciato un mezzo anatema: “Una persona che pensa solo a fare muri e non ponti non è un buon cristiano”.

E questo è pacifico. Un po’ meno pacifico è il comportamento dei classici integralisti cattolici che, cozzando incredibilmente sia contro il messaggio evangelico sia contro il “nuovo corso” di Francesco, pretendono di imporre il loro pensiero senza nemmeno averlo capito. Finché si resta nell’ambito spirituale e religioso uno è anche libero di fregarsene, esattamente come il sottoscritto. Quando però qualcuno, per bieco interesse personale, sposta l’argomento sul piano politico le cose cambiano. Senza scomodare gli evangelici e gli estremisti cattolici americani, elettorato conteso da Donald Trump e Ted Cruz, abbiamo ottimi esempi anche in Ticino: quante persone che si autoproclamano rappresentanti dei valori cristiani arrivano a pretendere di imporre cose come l’ora di religione a scuola? Quante di queste persone, a volte politici anche di primo piano, sono pronte a fare tutto questo dimostrando di essere i primi a non rispettare gli insegnamenti del loro credo?

Francesco ne ha dette quattro a Donald Trump, e va bene. Ma a quanti potrebbe essere diretto questo discorso? Quanti integralisti cattolici che fanno del Vangelo la loro bandiera alzerebbero un muro a Chiasso domattina? A quanti di questi si allarga un sorrisino beffardo a ogni barcone risucchiato dalle onde del Mediterraneo? Fate un giretto su Facebook, guardate i profili di gente che nei link dei portali web commenta ogni notizia con frasi razziste e poi, nella propria bacheca, pubblica immagini di Maria, Gesù, presepi e angioletti.

Si è (indirettamente) rivolto a Trump, Francesco. Ma a quanta gente andrebbe fatto questo discorso?

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