Il Ticino e i nuovi mostri

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Di

nuovi mostridi Corrado Mordasini

A bocce ferme, si possono fare alcune considerazioni sul caso del presunto stupro ferroviario. Ferme appunto, perché la foia di dare la notizia po’ essere a volte dannosa.

L’antefatto lo conosciamo tutti. Parte con: “tentata aggressione sessuale su treno a Mendrisio”. Quello che oggi a tutti appare un abbaglio, viene strombazzato ai quattro venti e se possiamo capire, anche se scusare è un’altra cosa, le testate online, meno si può essere comprensivi con l’informazione RSI. Informazione che, sulle basi di una o due testimonianze e su voci di corridoio, monta uno dei casi più inattendibili e infondati degli ultimi anni.

  • I fatti raccontati: quattro africani sarebbero responsabili di un tentato stupro avvenuto, secondo testimoni, vicino al bagno del Tilo, sulla tratta che da Mendrisio porta a Maroggia.
  • Parte il circo con sputafuoco nani e giocolieri, in prima linea le testate leghiste come il mattinonline e “legatv”. Quest’ultima addirittura scomoda Lorenzo Quadri (indubbiamente la persona più competente in merito a casi di stupro commessi da africani) che oltre ad accusare i soliti buonisti si sbilancia con un “Ticino come Colonia?” Segue il coro di razzisti e prevenuti che gridano al negro stupratore. Il Ministero pubblico e la polizia stavolta fanno bene il loro lavoro. “Non c’è stata aggressione sessuale”, e stigmatizzano l’agire della RSI, che avrebbe riportato la notizia falsa auspicando che: “…la direzione della RSI richiami i suoi corrispondenti della cronaca giudiziaria, a maggior rigore giornalistico e ad attenersi scrupolosamente alle norme deontologiche sulla ricerca e verifica della veridicità delle notizie, evitando così di suscitare nella popolazione deprecabili e ingiustificabili allarmismi”.
  • L’informazione RSI parte alla riscossa e, piccata, dichiara di avere verificato i fatti. Come prova, allega sui media la registrazione mascherata di una testimone. Un po’ poco per accuse così pesanti.
  • Il Ministero pubblico ribadisce una cosa che a tutti dovrebbe essere ovvia quando si parla di fatti del genere: la RSI non ha sentito, in questo frangente, le uniche due istanze informate dei fatti e autorevoli: lo stesso Ministero e la polizia.
  • I fatti realmente accaduti, ora che si sono calmate le acque, sarebbero i seguenti: dei quattro africani, tre non c’entravano niente e sono stati subito liberati. La coppia rimanente e coinvolta nel caso si conosceva e aveva regolari rapporti intimi. La donna era già conosciuta dalla polizia. I due erano talmente fatti e ubriachi da non poter essere interrogati per almeno un giorno. Insomma, una lite tra tossici, come ce ne sono tante e nessun tentativo di stupro.

Inspiegabilmente, l’ATG, l’Associazione Ticinese dei Giornalisti, difende l’informazione RSI. Alla base del ragionamento il fatto che la forte concorrenza tra media impone la ricerca della notizia (anche se farlocca, supponiamo noi) e si lamenta del fatto che né la Procura né la polizia abbiano dato tempestive informazioni.

Guarda un po’ che adesso è colpa della polizia o del Ministero, che fanno solo il loro lavoro: intervenire ed accertare i fatti senza incorrere in grossolani errori dovuti alla fretta o al pregiudizio. L’ATG chiede un picchetto per avere informazioni dalla polizia. Viene da dire però che se la polizia non ha ancora niente da dire siamo daccapo.

Il punto è che l’informazione RSI è in affanno. In competizione coi social network, rincorre le notizie senza rendersi conto che il suo è, giocoforza, un ruolo di approfondimento e di autorevolezza quanto quello dei social lo è di pettegolezzo e imprecisione dovuta alla fretta.

In questo caso l’informazione di Herber ha peccato di approssimazione, un ingeneroso e grossolano errore per dei professionisti che spesso ci hanno dato prova di deontologia e perizia. Deontologia che però sembra sia stata sacrificata sull’altare del “tutto e subito” in una corsa inutile a chi da per primo la notizia. Questo ha portato, come dice il ministero, ad un inutile allarmismo, a un rigurgito di razzismo e a un’isteria anti africani che il nostro Paese proprio non meritava.

Ciliegina sulla torta “Liberatv”, che oltre a soffiare sul fuoco ha anche la faccia di bronzo di riportare la notizia che la RSI è stata bacchettata dimenticando provvidenzialmente che lei stessa aveva gridato allo stupro e sentito Quadri.

In questo panorama si fa onore “laRegione”, che nell’editoriale odierno ammette l’errore e ribadisce che la magistratura ha il diritto di avere i suoi tempi e non il dovere di dare in pasto notizie raffazzonate. Insomma: un insegnamento per tutti. Il capo dell’informazione ha i dovere di verificare i pezzi in uscita, e di bloccarli quando ravvisasse approssimazione o danno per l’ente o per il Paese stesso. Certo che vorremmo tornare a vedere l’informazione della RSI come l’unica autorevole e credibile. Se la gara coi social non termina, sarà dura avere verifiche e approfondimenti con la serietà che ci aspettiamo dal nostro ente pubblico.

Un appunto sullo squallido sciacallaggio dei vari Lorenzo Quadri, Boris Bignasca o Mattia Sacchi (redattore unico e inossidabile del mattinonline), che anche a smentite avvenute si arrampicavano sui vetri per perorare la loro causa. Un triste spaccato della nostra società e di certi personaggi che si nutrono di queste notizie, notizie che servono loro per mantenere paura e tensione nella popolazione creando mostri ad arte.

Chiediamoci una volta chi sono i veri mostri…

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