Ma non avete paura?

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Di

Poliziottodi Corrado Mordasini

La settimana scorsa, per un paio di giorni, ha tenuto banco la questione del sergente della Cantonale con simpatie naziste. Processo lampo, 90 aliquote e il signore tolto dalla bella vista per farlo sedere dietro una scrivania. Poi è stato il turno dell’agente della Polfer: post razzisti, violenti e aggressivi. Oggi, davanti al dramma umano di un agente che tenta il suicidio – un dramma pure per le persone che gravitano intorno a chi commette il tragico gesto – c’è una domanda (o più domande) che bisogna porsi seriamente.

La prima riguarda l’agente che si è sparato, e che aveva anche lui postato sui social immagini non razziste ma comunque stranianti e inquietanti. Tomahawk incrociati, armi, un bambino che dorme tra un manganello e una pistola. Come scrive “Tio”, a completare il quadro una citazione dall’Apocalisse di Giovanni: “Ed ecco apparire un cavallo verde. Colui che lo cavalca si chiamava morte e gli inferi lo seguivano…” Quello che non si dice è il seguito di quel passo di Giovanni: “Gli veniva dietro il soggiorno dei morti. Fu loro dato potere sulla quarta parte della Terra, per uccidere con la spada, con la fame, con la mortalità e con le belve della terra.” Inquietante è dire poco.

Quell’uomo cercava la morte, cercava il Walhalla, come scriveva, il paradiso norreno delle mitologie scandinave. Senza accusare nessuno, non possiamo ignorare che queste mitologie sono proprie non della religione cristiana ma vengono abbracciate oggi da frange di estrema destra.

A questo aggiungiamo gli amici di questi poliziotti che, a volte agenti anche loro, ignoravano o tolleravano se non condividevano queste ideologie. E non stiamo parlando a vanvera. Nei post di Imperiali si trovano dialoghi e discussioni che fanno perlomeno paura a gente non avvezza agli estremismi. Dialoghi sulla fedeltà all’ideale fascista.

Ovvio che queste derive non ci sono solo nella Polizia. Sono presenti anche a livello politico e sociale, lo stesso padre del Consigliere Norman Gobbi condivideva dubbi post fascisti. Ma un agente di polizia, proprio perché armato e detentore di potere, preoccupa di più. Se poi questo agente non è solo, la preoccupazione si trasforma facilmente in ansia. Cocchi, capo della Cantonale, e i comandanti delle Polizie comunali invece di fare i corsi ai loro agenti su come non va usato un social network dovrebbero far loro corsi di democrazia, e dovrebbero amputare senza pietà quei rami velenosi che sembra ingrassino all’ombra del corpo di polizia.

Se a questo quadro aggiungiamo politici compiacenti come la signora Alessandra Noseda che parla di fatti ingigantiti e di diritto alla libertà d’espressione beh, allora l’ansia diventa paura. Poliziotti filo fascisti e nazisti, con pericolose inclinazioni alla violenza (e non stiamo inventando niente, tutto è documentato) instabili psichicamente… Vogliamo continuare a dire che sono fatti isolati? Vogliamo che il morto, che ci è scappato oggi, si moltiplichi? Continuiamo a insabbiare, continuiamo a fingere, continuiamo a fare finta che siano solo ragazzoni che sfogano la loro frustrazione?

Sarebbe bello avere risposte dal capo della Polizia. Ma non le avremo, perché finché il venticello non diventa polverone nessuno si muove. E allora si parla per dieci giorni dei licenziamenti RSI, ma si da poco fiato alle trombe per questi casi.

Finché a suonare non saranno le trombe dell’Apocalisse di Giovanni.

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