Negri di casa nostra

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Di

soudani mohameddi Mich

Una vicenda di velato razzismo, l’isteria dell’uomo nero, i presunti stupratori che poi alla fine sono stati liberati subito dalla polizia. Cosa vuol dire oggi essere nero in Ticino o in Svizzera? Lo chiediamo a Mohamed Soudani, regista svizzero di origine algerina.

 “La setimana pasada sum turnaa dala Berlinale e sum ateraa a Agn. Sul aereo a gheva una quarantena da person. Induvina chi l’è quel che ia fermaa in dogana?”

Gli stereotipi sono duri a morire e non conta che parli dialetto o che tu sia considerato uno dei 20 più importanti registi del Paese. Se sei nero sei nero, ed è meglio che ti ci abitui perché qui, gli altri, non si abitueranno mai.

Sbarcato in Ticino nel dicembre del 1971 dall’Algeria, Mohammed Soudani non se lo aspettava di sicuro che nel ’98 con Waalo Fendo, prodotto dall’AMKA Film in collaborazione con la RSI, avrebbe vinto il primo premio del cinema svizzero. Era la prima edizione dell’oscar elvetico e quando la tv ne diede notizia, più di uno rimase sorpreso: il più famoso regista svizzero era un africano nero.

 “Quando la signora Dreifuss, ministro federale della cultura di quel tempo, mi consegnò il premio mi disse che il mio film era sconvolgente… ma per me quella realtà, la vita riservata ai primi migranti francofoni che cominciavano a sbarcare in Italia,  era ed è una realtà che conoscevamo e conosciamo bene”. 

Si sa, nell’immaginario collettivo dei bianchi gli africani sono bestie affamate di sesso e anche Mohammed ha pagato dazio. “Nella mia vita ho subito un solo arresto. Indovina per cosa?” e scoppia a ridere. Adesso. Ma non ha riso molto quando nel ‘95, alla stazione di Basilea, si è visto fermare e portar via dalla polizia per un presunto stupro.

 “Ero in missione con Jean Rezzonico per conto della RSI. Dopo cena siamo andati a mangiare un gelato alla stazione; lì due poliziotti mi hanno portato in centrale. Erano le 19. Verso le 20 mi hanno detto che ero sospettato di uno stupro commesso quella stessa mattina alle 6 da uno che – anche lui – aveva la pelle nera.” Ma perché hanno fermato te? “A quell’ora e in quel posto non c’erano altri africani in giro.”

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