Quando il Metal diventa Folk

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Di

musicadi Marco Narzisi

Dici “Metal” e tutti pensano a chiome fluenti, borchie e cuoio nero, suoni violenti, voci maligne o crudeli, temi satanici o blasfemi. Ma c’è anche tanto altro. Prendi il suddetto Metal e uniscilo a ritmi e strumenti tradizionali dei vari Paesi d’origine delle band, e voilà: ecco il Folk Metal, o Pagan Metal come molti lo definiscono soprattutto in riferimento ai gruppi nordeuropei e ai loro richiami alle antiche radici.

Il Folk Metal è un panorama variegatissimo, con caratteristiche e stili diversi a seconda di dove ci troviamo. Il filo conduttore, ovviamente, sono le sonorità classiche del “fratello maggiore”, spesso vicine al Death Metal e al Black Metal, che si mescolano con strumenti tradizionali e spesso antichi, testi in lingue insolite con forti richiami alla mitologia e al folklore, ritmi presi in prestito dalla musica popolare. Il risultato è un mix fra antico e moderno a tratti decisamente sorprendente, che rimette in discussione l’immagine tradizione del metallaro, con operazioni, a volte, di grande valore culturale.

Le varie band Folk/Pagan Metal arrivano dalle parti più disparate del globo, ognuna portando con sé i retaggi del folklore dei Paesi d’origine. Moltissimi gruppi arrivano dal Nord Europa, richiamandosi alla mitologia norrena e alle popolazioni vichinghe: dai finnici KorpiKlaani con le loro fisarmoniche a tempo di humppa (velocissima polka filandese) e i connazionali Finntroll (ascrivibili al sottogenere Viking Metal) con il loro universo di elfi e troll, arriviamo fin su alle isole Far Oer con i Tyr, musicalmente più vicini al Power Metal e che, neanche a dirlo, cantano anche in faroese di Nibelunghi e leggende norrene.

L’Europa dell’Est è altrettanto ben rappresentata da band come i lettoni Skyforger che raccontano delle antiche battaglie del popolo lettone, e i russi Arkona e il loro sound di chitarre metal, balalaika e fisarmoniche sui ritmi indiavolati dei canti popolari russi, con una punta di romantico nazionalismo.

In Svizzera non stiamo certamente a guardare e tiriamo fuori band di grandissimo livello come gli Eluveitie con le loro cornamuse e la ghironda, strumenti in comune anche con i bergamaschi FolkStone e i loro testi eroici e libertari, ovviamente in italiano.

Fuori dall’Europa, apprezzabilissimi i tunisini Myrath e le loro sonorità arabeggianti. E, per chiudere in bellezza, gli israeliani Orphaned Land, forse i maggiori esponenti dell’Oriental Metal, band di altissimo livello che unisce strutture e suoni progressive e death con ritmiche e suggestioni mediorientali e testi in inglese ed ebraico, il tutto sul filo conduttore della fratellanza e dell’unità fra le religioni della Terra Promessa: assolutamente da sentire o da vedere dal vivo.

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