Rabadan e un ragazzo venuto da lontano

Di

di Nello La Campana

Una testimonianza di fatti realmente accaduti. Il sabato al Rabadan di Bellinzona le protagoniste assolute sono le guggen. Un’invasione di colore e musica invade le vie della Città del Carnevale.

Dopo il corteo del pomeriggio e le varie esibizioni nelle piazze ogni guggen, chi più chi meno, si va a rifocillare nei propri ritrovi storici, cercando di recuperare le forze per affrontare una serata che si preannuncia sempre impegnativa. Una sorta di rito che si ripete ogni anno. Anche la guggen di cui faccio parte non si sottrae alla tradizione: stesso ritrovo, stesso locale, stesso menù. Si arriva alla spicciolata, ci si accascia sulla sedia e si aspetta che tutti arrivino e si cominci a servire. Ma quest’anno qualcosa è andato diversamente. Arriva Sam, storico socio del sodalizio carnascialesco e con lui un ragazzo di colore, abbastanza spaurito: “Ciao a tutti” esordisce Sam, “lui è Kaled, arriva dalla Somalia ed è giunto a Bellinzona stasera e non sa dove andare. Kaled sarà nostro ospite. Salutate Kaled!” Il saluto è timido, gli sguardi increduli, ma non è uno scherzo di carnevale. Kaled non parla italiano, non mangia da tempo e non ha alcuna idea di dove si trovi. In un momento il nostro microcosmo di guggen ticinese, fatto di suonate, cortei e bibitine varie è squarciato dalla cruda realtà del mondo, di questo nostro mondo.

Si avvicina Laura: lei è stata più volte a fare volontariato in Africa. Parla con Kaled e scopriamo che è scappato dalla Somalia quattro mesi fa e dopo due mesi bloccato in Libia è riuscito a partire alla volta dell’Europa. Kaled ha 15 anni. Ora Kaled è con noi, ma che si deve fare? Come aiutarlo? Ci si attiva in una serie di telefonate per capire come muoversi. Alla fine tutto dipende da cosa vuole fare Kaled: chiedere asilo in Svizzera o proseguire il viaggio verso nord? Malgrado sia in una situazione disperata, Kaled è ancora padrone della sua vita. Dice a Laura di voler chiedere asilo in Svizzera, quindi deve registrarsi e fare formalmente richiesta. Un altro socio, Remo, si offre di accompagnare Kaled a Chiasso via treno e anche Laura ci tiene ad accompagnarli. Però il treno è già partito e l’attesa sarebbe lunga, senza contare che la stazione di Bellinzona è ormai un carnaio di gente che sta approdando al Rabadan. Allora si va in auto e chissenefrega se il tasso alcolemico non è proprio 0.0 per mille, chissenefrega se ci si perde la prossima suonata, chissenefrega se c’è un clandestino a bordo: prossima fermata Centro d’Accoglienza a Chiasso. Intanto il resto della guggen si prepara per la serata. Ci portiamo dietro gli strumenti di Laura e Remo, sperando che riescano a raggiungerci nel corso della serata.

Dopo un’oretta chiama Remo: Kaled è registrato ed è stato accolto al CPA, lui e Laura stanno tornando. Missione compiuta. Remo e Laura tornano tra noi proprio prima di affrontare il concerto sulla scalinata della Collegiata. Siamo di nuovo tutti insieme, ma forse non siamo più tutti come prima. Il Carnevale ci risucchia nuovamente nel suo turbine di bagordi e musica senza accorgersi dei piccoli gesti di un’umanità enorme e di una bellezza inestimabile.

E qualche nota di felicità sabato sera è suonata sicuramente anche per Kaled.

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