Temurah: Saluto-uto a Umberto-erto

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Di

Eco Umbertodi Samuel Abulafia

«Le ventidue lettere fondamentali le incise, le plasmò, le combinò, le soppesò, le permutò e formò con esse tutto il creato e tutto ciò che c’è da formare nel futuro.» (Sefer Jesirah, 2.2)

Chi mi conosce sa che sono un appassionato lettore, che con i libri ho un rapporto intimo, che ne sono un poco padre e un poco patrigno, che ho fatto fino ad ora la scelta di essere uno spettatore intelligente: “Ho giurato che non affliggerò il mondo con un altro manoscritto“, perché è “inutile scrivere se non c’è una seria motivazione“, e giustamente vi chiederete, ma allora perché scrivi le tue opinioni, Abulafia? Potresti essere solo una macchina che dà “prova di efficienza elettronica, esercizio ginnastico.“… “E allora anche lo spettatore intelligente, quando  torna da un concerto, canticchia il secondo movimento. Mica vuol dire che pretende di dirigerlo al Carnegie Hall…

Il gioco delle permutazioni che mi sono fino a qui permesso potrebbe durare a lungo, mi sono limitato a prendere delle frasi di un capitolo del “Pendolo di Foucault” e le ho mischiate, combinate e permutate per introdurre qualche concetto, alla maniera di Eco, ma anche alla maniera di Italo Calvino. Questi due scrittori mi hanno molto influenzato nel modo di scrivere, ma non solo, anche nelle scelte di vita – come alcuni dei loro personaggi sono invischiatissimo in una Casa Editrice, ho qualche non complottistica visione dell’esoterismo e mi diletto con le parole – Abulafia infatti è un computer dotato di word processor ed è incredibilmente il protagonista di alcune belle pagine del libro che ho citato sopra, ma è anche il padre della moderna Cabbala.

La bellezza della creazione letteraria e anche editoriale o tipografica è immensa e per me nasce da queste pagine, come da Se una notte d’inverno un viaggiatore: immaginatevi quanto potrebbe essere stimolante oggi lavorare in una officina poligrafica con calcolatori potentissimi e macchine che possono creare l’universo conosciuto non solo stampandolo su carta ma tirandolo fuori da un vinile, plottando, tagliando pressando… “Ah la presse!!!” direbbe la Prosivendola di Pennac, quella Regina Zabo che riconosceva i libri dall’odore… Oggi forse sono uno dei mille mila imbecilli che popolano il web secondo lui, ma il fatto che mi abbia ispirato in molte scelte e che io lo ammiri come scrittore non significa che avesse un bel carattere, o che avesse torto.

Adesso sarà in Iperuranio a consultare l’infinito sapere con i maestri che ha citato permutato e riscritto perché si sa “i libri parlano di altri libri“.

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