Vogliamo distruggere quello che abbiamo?

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Di

rsidi Giuliano de Campo

Quello che succede attorno alla RSI è la metafora di quello che sta succedendo in questo Paese da un po’ di tempo a questa parte.

Non è solo il servizio pubblico radiotelevisivo a essere messo in discussione dalla destra liberalista, ma tutte le istituzioni di questo paese. Lo Stato viene screditato e rimesso in discussione a tutti i livelli: dal Tribunale federale, alla Banca nazionale. Loro vogliono il modello americano e pagare egoisticamente solo quello che consumano ma il nostro Paese, da quando è nato, è basato su altre fondamenta. Se dovessimo seguire il pensiero della destra, dovremmo fare un referendum per smettere di pagare le tasse. Perché dovrei pagare per l’istruzione dei figli degli altri? Io di figli non ne ho. Chi ha i soldi si paga un’istruzione, e chi non li ha si arrangia, insomma.

Esagero, forse, nei toni ma questa è una forma di fascismo. È quello che ha fatto Berlusconi quando è andato al potere in Italia. Ha cercato di indebolire tutte le istituzioni: dai tribunali alle istituzioni fino alla RAI, dove ha licenziato tutti i giornalisti di sinistra intellettuali che c’erano, indebolendola fino al punto da farla diventare una TV di regime. Vogliamo questo in Svizzera? Vogliamo distruggere un paese che funziona ed un sistema politico che tutti c’invidiano? Io dico di no!

È ora di smettere di credere alla Lega e all’UDC che sputano gratuitamente sul servizio pubblico e che strumentalizzano la situazione per buttare fango sulla nostro ente radio TV statale. Magari una rimessa in discussione da parte della direzione sulle cose avvenute in questi giorni è necessaria, ma quando leggo certi commenti tipo “allora non pago più la Billag” no, non va bene. sono completamente sbagliati, poco coerenti e illusori.

Hanno rotto i cocomeri per anni a dire che la TV era un programma occupazionale e ora che la si snellisce, anche se in malo modo, non va bene ancora. I ticinesi devono capire che sono fortunati ad avere un servizio pubblico tutto per loro e che senza una TV che rappresenta l’italianità in svizzera, si costruiscono un muro fittizio attorno, isolandosi ancora di più di quanto lo siano già.

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