Vuoi vedere che vince il No?

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Di

raddoppio gottardodi Corrado Mordasini

Forse arrivare a tanto è temerario, ma quella che poco tempo fa era una battaglia persa in partenza sembra stagliarsi come una riscossa dei fautori del no.

Insomma le tribù scozzesi in cima alla collina, con di fronte l’esercito inglese, forse riusciranno, con un ultimo disperato attacco, a rivoltare quella che sembrava una sconfitta annunciata. I segnali ci sono, sondaggi a parte che danno in salita i no di un buon 7% (dal 35 al 42%). Assistiamo a una guerra combattuta a colpi di social e di guerrilla marketing, dove la mancanza di denaro e di visibilità dei contrari viene sostituita dalla fantasia, dalla militanza e dall’effetto sorpresa. Migliaia di post, video informativi e divertenti, immagini satiriche, articoli con cifre, tabelle e prese di posizione, nuotano nella rete disinvolti come triglie.

I comitati del sì, meno agguerriti sui social network, sono penalizzati da una certa rigidità mentale che non gli ha ancora fatto comprendere appieno il potere del web. Prediligendo canali classici, hanno lasciato sguarnita una fascia di utenza che però non si può infinocchiare in quattro e quattr’otto. La presenza sui social ha degli opinion leader, delle possibilità di interazione incredibili rispetto allo standard classico. E favorisce, come ci hanno insegnato Obama, Podemos o i 5 Stelle negli ultimi anni, chi non ha soldi ma ha idee. Oggi, buona parte dell’elettorato si forma le opinioni sui social network, soprattutto su Facebook.

Hanno anche sicuramente aiutato i pasticci del Consiglio federale e le contraddizioni interne, come la domanda sulla scheda di voto, volutamente nebulosa e fuorviante. Questi segnali si sono percepiti negativamente, come lo spettacolo indecoroso del senatore Lombardi che a “Democrazia diretta” perde le staffe come un neofita della politica. Il crollo di Lombardi, affiancato da un Gobbi inesistente e da un timido Abate è decisamente significativo del nervosismo che scorre tra le file del sì al raddoppio.

Una forte militanza dei rossoverdi ha inoltre spostato l’asse, soprattutto perché la battaglia non è cruenta, anche se molto sentita. Ci sono molti dibattiti, si argomenta, si discute con passione rispettando l’avversario. Tutta acqua che va al mulino del No.

Insomma, questa volta è proprio il caso di dire che il benedetto orso non si fa catturare tanto facilmente e non venderà la pelle a buon mercato. I fautori del No, corroborati dai sondaggi, si apprestano a dare l’ultima spallata agli indecisi che, forse, se anche non regaleranno la vittoria aiuteranno ad arrivarci vicino. A prescindere dal risultato, sarebbe bello che la sinistra facesse tesoro di questi modi di comunicare, che diventano sempre più organici al popolo e virali.

Sono linguaggi che richiedono esperienza, fantasia ma soprattutto onestà. In pochi posti si è nudi come sui social network.

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