Agenti della Comunale di Locarno: pesanti condanne in Appello

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Condanne confermate e pene addirittura aumentate per i due agenti della Polizia comunale di Locarno resisi responsabili il 13 febbraio del 2013 di abuso di autorità, sequestro di persona, violazione di domicilio, vie di fatto e (per uno dei due) ingiurie ai danni di due cittadini. La Corte di appello e di revisione penale li ha condannati a 60 aliquote, al pagamento di una multa di 150 franchi, al versamento di  800 franchi per riparazione del torto morale e al pagamento di oltre 14mila franchi alle due vittime quale risarcimento per le spese legali.

È una condanna pesante quella che ha colpito i due agenti, una condanna che, come detto, è stata persino superiore a quella pronunciata nei loro confronti nel settembre del 2015 dal presidente della Pretura penale (40, rispettivamente 41 aliquote). Una condanna che di nuovo mette in luce comportamenti inquietanti di taluni rappresentanti delle forze dell’ordine del nostro Cantone.  (Lo ribadiamo, per fortuna la gran parte degli effettivi ha ben altri comportamenti).
Fatti e protagonisti
Protagonisti, in negativo, dei fatti in questione sono due agenti, cittadini del Locarnese (uno con già sulle spalle una precedente condanna per coazione).
Tutto iniziò per un banale posteggio mal fatto, a giudizio di uno dei due poliziotti. La contestazione in strada all’autista (che chiameremo X) diede vita a uno scambio di opinioni che attirò anche l’attenzione di un passante (che chiameremo Y). A un certo punto X iniziò a riprendere col cellulare quanto stava succedendo. L’agente evidentemente non gradì. A quel punto dalle parole si passò ai fatti. L’agente prese X alle spalle, verosimilmente con l’intenzione di prendergli il cellulare (scrive la Corte nella sentenza) e distruggere il filmato. X a quel momento divincolandosi cercò di fuggire e, con l’aiuto del testimone Y, si rifugiò nel portone di casa sua. Un poliziotto (nel frattempo erano sopravvenuti rinforzi) infilò la mano nello spazio della porta e sparò spray urticante in faccia a X.
Gli agenti entrarono, lo buttarono a terra e lo ammanettarono. Poi portarono lui e il testimone Y al Comando. Strada facendo un agente già che c’era trovò anche il tempo di insultare Y, esibendosi in questo modo anche in Centrale,  davanti al Comandante (chissà che avrà pensato il Comandante e, soprattutto, come avrà reagito ?). Il malcapitato autista X rimase sotto sequestro alla Centrale della polizia comunale per ben 4 ore e mezza.
La sentenza della Corte d’appello e di revisione penale è impietosa. Riduce in briciole i due agenti. Meriterebbe una pubblicazione integrale. Per oggi ci accontentiamo di riprodurre questi passaggi oltremodo significativi: « In concreto colpisce l’evidenza dell’assenza di ragioni che giustificassero l’accompagnamento coattivo, il fermo o l’arresto provvisorio di X e Y ».« Con il loro agire essi miravano da un lato a recar danno a X arrestandolo senza motivo, e dall’altro a procurarsi un indebito profitto impossessandosi dell’evidentemente per loro scomodo filmato che ritraeva il loro intervento ai danni di x e y ».
Dulcis in fundo: tutte le accuse mosse dagli agenti nei confronti di X e Y sono cadute nei vari gradi di giudizio. Giusto per dire dove stanno torto e ragione…

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