Almeno al bar, vi prego, lasciateci in pace

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Di

galeazzi tizianodi Jacopo Scarinci

La campagna elettorale permanente, bellezza. Certo. Come ormai è stancamente pacifico il proliferare di cartelloni, santini, faccioni in giro per la città, sì, va bene. Per non parlare delle bucalettere che esplodono per il numero di volantini elettorali, o delle pagine dei giornali invase da opinioni e articoli di candidati largamente improbabili che suscitano meno interesse di analisi sul comparto manifatturiero della Moldavia. Ma al bar no, cari candidati. Al bar no.

Bustine GaleazziQuesta mattina in centro a Lugano, nel bar che frequento da anni e dove mi sento a casa quasi fosse il mio salotto, assieme al cappuccino mi sono arrivate le canoniche due bustine di zucchero. Lo zucchero fa male, si sa. Soprattutto quando ti rendi conto – dopo un comprensibile attimo di smarrimento – che sulle bustine ci sono il simbolo dell’UDC da una parte e i faccioni di Tiziano Galeazzi e Simona Sassi Ceresola dall’altra. Uscendo dalle banalità più trite che sa tutta la Svizzera, cioè “ne hanno proprio da spendere di soldi i Democentristi…”, resta un po’ la sensazione di essere vittima di stalking. Per carità, non io: tutti.

Le campagne elettorali sono vissute dal cittadino attivo e da quello cui non frega nulla come una specie di caccia all’uomo, dove bisogna sopravvivere tra inviti ad aperitivi all’insegna del vogliamoci bene, illustri sconosciuti che ti chiedono il voto, Soloni che sui giornali pontificano e che dal giorno dopo tornano all’anonimato dal quale sono usciti da qualche settimana. Se nemmeno al bar possiamo starcene tranquilli perché veniamo guardati da intensi sguardi di gente che ci chiede il voto è tutto finito, basta, bandiera bianca.

Fate la vostra corsa e molti auguri. Ma almeno al bar, vi prego, lasciateci in pace.

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