Basta avercela, della cultura

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Di

agoradi Jacopo Scarinci

In Francia è iniziata una nuova stagione: quella degli intellettuali al potere. Non all’Eliseo o all’Assemblea nazionale, chiaro, ma sui giornali, in televisione, nel dibattito politico, filosofico e sociale. Hanno seguito, creano opinione, i partiti li ascoltano.

Per carità, nulla di nuovo: la Francia è sempre stata la patria degli intellettuali. Ma i dibattiti e le lettere al vetriolo che non più di dieci anni fa si scambiavano sui giornali André Glucksmann e Bernard-Henri Lévy non se le filava quasi nessuno. Oggi invece un’intervista, un libro, un articolo o una partecipazione televisiva di Houellebecq, Zemmour, Onfray o Finkielkraut guidano i partiti, dirigono l’opinione pubblica, fanno andare le rotative di quotidiani e settimanali. La rivista conservatrice “Valeurs Actuelles” si è chiesta addirittura se, davanti alle misere condizioni nelle quali versa la politica, non sarebbe il caso di candidare all’Eliseo il polemista Eric Zemmour. Sì, perché un’altra novità di questa nouvelle vague è il fatto che il pensiero politico, la discussione etica e filosofica, il dibattito sono animati da persone di Destra, conservatrici al limite dell’eccesso. Il filosofo Michel Onfray, da sempre fautore dell’ateismo militante e dell’edonismo, anarchico e stimato dal mondo della Sinistra, viene accostato al Front National. Lui ha negato con veemenza, affermando che temi come immigrazione, identità nazionale, Stato e politica oggi devono tornare al centro del dibattito, ma tant’è.

Ed è con immensa tristezza che guardiamo a loro pensando ai nostri Köppel, Freysinger, Blocher e compagnia cantante. Perché il pensiero (e l’opportunismo) di questi intellettuali di Destra può non essere condivisibile ma è sempre, e ripetiamo sempre, dettagliato, circostanziato. Mai urlato né violento, è argomentato bene e descritto in tutte le sue sfaccettature. Non è obbligatorio essere di Sinistra per essere considerati esponenti del mondo culturale.

Basta avercela, della cultura.

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