Caso dei due agenti condannati a Locarno, ecco cosa è successo quella mattina

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Il caso dei due agenti della Polizia comunale di Locarno condannati in Appello è preoccupante. Il Municipio per bocca del capo dicastero sicurezza Salvioni minimizza e afferma che questo e altri quesiti riguardanti i comportamenti della Polizia posti ieri dal PS locarnese siano “quesiti dal sapore pre elettorale e destituiti da qualsiasi elemento reale”. Peccato che la sentenza della Corte di appello e di revisione penale dica tutt’altro.

Abuso di potere, sequestro di persona, vie di fatto, ingiuria e violazione di domicilio: questa la collezione di reati per i quali i due poliziotti sono stati ritenuti – per la seconda volta e con un aumento di pena rispetto alla prima sentenza – colpevoli. Tutto nasce da una banalissima multa comminata da due agenti a *** per targa illeggibile. Un testimone guarda incuriosito, e in tutta risposta gli vengono chiesti i documenti. Il proprietario dell’auto filma la scena e, citiamo, l’agente X “visibilmente alterato si dirige con passo deciso verso di lui, allunga un braccio e gli ingiunge ripetutamente, con tono sempre più perentorio, di consegnargli il telefono.” I motivi? Boh, l’agente si è contraddetto più volte, come riporta la sentenza. La situazione era sotto controllo, tanto che “le immagini registrate confermano che il testimone – pur rifiutando di ottemperare all’ordine ingiustificato di allontanarsi e a quello, altrettanto ingiustificato, di mostrare i documenti – non ha mai tenuto atteggiamenti né provocatori né minacciosi né, tantomeno, violenti.” Eppure l’agente Y ha chiesto rinforzi per la situazione divenuta ingestibile. La sentenza dichiara queste affermazioni “incomprensibili”.

All’ordine di consegnare il telefono, il proprietario dell’auto secondo i due agenti avrebbe reagito cercando di colpire con un pugno l’agente Y e, scappando, grazie all’aiuto del testimone, nell’atrio dello stabile dove risiedono entrambi. Sempre secondo i due agenti, vincendo la loro resistenza riottosa, riuscirono a entrare nello stabile grazie anche all’uso di spray urticante. Balle. La sentenza di colpevolezza dei due agenti riporta: “Come già il primo giudice, questa Corte non ha creduto che, in questa seconda fase, *** abbia tentato di colpire l’agente X” poiché “alle sostanzialmente concordanti, lineari e costanti dichiarazioni dei due, i due agenti – la cui credibilità è già fortemente ipotecata dalle dichiarazioni inveritiere rese su quanto successo nella fase precedente – oppongono delle versioni contraddittorie e francamente inverosimili”. Contraddittorie e francamente inverosimili. Ma andiamo avanti.

Una volta spruzzato lo spray urticante negli occhi di *** ed esser illecitamente entrati nello stabile, i due agenti hanno atterrato e ammanettato *** e il testimone. Non accompagnati al suolo come detto in un primo tempo dagli agenti, proprio atterrati. Versioni incoerenti tra di loro, quelle dei due agenti, tanto da far scrivere nella sentenza che “con grande tranquillità, questa Corte accerta che, effettivamente, dopo essere entrati nell’atrio, i due poliziotti hanno atterrato ***”. E questa è la violazione di domicilio. Finito? Macché.

Una volta arrivate le pattuglie di rinforzo, i due sono stati tradotti nella sede della Polizia comunale: ed ecco l’abuso di autorità. Per la Corte, infatti, “colpisce l’evidenza dell’assenza di ragioni che accompagnassero l’accompagnamento coattivo, il fermo o l’arresto provvisorio.” Perché sono stati portati al comando quindi? Boh. Resta il fatto che, come scritto nella sentenza, “i due agenti sapevano di non avere motivi per procedere al fermo: avendo cionondimeno agito, essi hanno commesso il reato con dolo diretto. Illuminante, su questo punto, è il fatto che i due hanno compiuto i gesti costitutivi di reato nell’intento di distruggere il filmato: quindi, nell’intento di compiere un’azione contraria ad un (pur malinteso) dovere di funzione”.

E il sequestro di persona? C’è anche questo, tranquilli. *** è stato tradotto “contro la sua volontà al posto di polizia dove è stato trattenuto dalle 11.36 alle 16.10” e i due agenti “lo hanno indebitamente privato della sua libertà personale per 4 ore e mezza, rendendosi così autori colpevoli del reato”.

Immancabile poi l’ingiuria, perché mentre stai compiendo un atto illecito vuoi non dare anche, per giunta in presenza di testimoni, tra cui il tuo comandante, del deficiente a qualcuno?

C’era anche uno spray urticante però, ricordate? Ecco il reato di vie di fatto: “*** è stato oggetto di un’aggressione fisica che eccede ciò che è socialmente tollerato e, così, di vie di fatto”. E l’atterramento? Citiamo: “Questa Corte, contrariamente al giudice di prime cure, ha accertato che, prima di ammanettarlo, entrambi gli agenti hanno atterrato *** ‘mediante chiave al braccio’, comportamento che, pure, costituisce un’aggressione fisica che eccede ciò che è socialmente tollerato e, quindi, una via di fatto”.

Allora, caro Salvioni, stiamo parlando ancora di “quesiti dal sapore pre elettorale e destituiti da qualsiasi elemento reale” o ha iniziato a capire che qualcosa che non va nella sua polizia, in fondo, c’è?

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