Come ti cambia la neve

Di

neve 1di Amélie

L’avevano preannunciata. Nessuna novità dunque nell’alzarsi il sabato in uno strano silenzio e trovarsi davanti un soffice e rilassante manto bianco. Finalmente è arrivata. Questo inverno è stato avaro nel regalare ai bambini il loro gioco preferito e immagino che oggi le carote andranno a ruba. Queste sono le tipiche giornate da divano, da caminetto, da un buon libro o film. Ma non a tutti è concesso di potersi rilassare comodamente a casa e io purtroppo sono tra quelli.

Sbircio quindi in internet la situazione delle strade e quale posto migliore dove poter vedere la situazione in tempo reale se non i social network? Ancora non so che poi me ne pentirò e inizio a scorrere i post degli amici. Dunque, vediamo che si dice in giro. “Quanta neve, che calma, che silenzio” “Evvaiiiiiiiiiii finalmente è arrivata abbondante” “Il mio cane è come impazzito, ci gioca da un’ora ormai” “domani passeggiata con le racchette” Solo che poi…. “Ma i vialetti li puliscono solo ai politici?” “Mi rovina i tergicristalli!” “È stata via fino ad oggi, non poteva continuare a farlo?” E poi ancora “e non posso stendere i panni, e mi hanno bloccato nel posteggio, e non posso fare footing, e non potevano iniziare a pulire ieri sera, e si scivola…”

E che palle. Gente che si lamenta perché nevica, gente che si lamenta perché la gente si lamenta perché nevica. Tralasciamo poi gli stupidi post dei soliti ignoti che danno la colpa agli asilanti se le strade non sono pulite. Decido quindi di uscire a piedi che qui pare ci sia un problema dietro a ogni angolo. Ed eccola la neve. Che bella sensazione, forse perché mi ricorda le ore passate a giocarci. La calpesto, la tocco, lascio le orme e mi volto a guardarle, però era meglio non farlo perché mi accorgo che cammino con i piedi a papera e quindi cerco goffamente di raddrizzarli. Gioco un po’, faccio le figure con le orme, salto a piedi uniti. Che meraviglia tornare bambini e non doversi vergognare. E sorridi. E incroci la gente che a sua volta sorride, anche se non camminano con i piedi a papera. Non è come al solito, oggi ci si guarda in faccia. Forse solo perché è divertente cercare di capire chi si sposterà sopra quale cunetta per cedere il passo all’altro. E qualcuno ti ferma pure per strada per parlare dell’evento, soprattutto donne e anziani. Ti ritrovi così a parlare con degli sconosciuti che sai che non rivedrai probabilmente più ma che ti stanno regalando un attimo di calore in questa frenetica città. Ci si racconta un pezzo di vita, un’esperienza vissuta nel passato e la giornata prende un’altra piega, di sicuro diversa da quella trovata nei social.

Ci metto un’ora abbondante per percorrere un tragitto che di solito richiede 20 minuti e alla fine arrivo al negozio. E sorrido di nuovo quando vedo la cesta delle carote vuota.

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