Il Manifesto del 23 marzo. Per proteggere la Scuola

Pubblicità

Di

bambino giovanidel Coordinamento delle Scuole

Alle cittadine e ai cittadini del Canton Ticino

All’attenzione dei genitori degli allievi che frequentano le scuole

Il Consiglio di Stato ha deciso di compensare i tagli di cui la scuola, i docenti e gli studenti sono vittime “regalando” una giornata di vacanza a tutti gli insegnanti e gli allievi il giorno 23 marzo. Il Consiglio di Stato ha dunque deciso di chiudere le scuole un giorno in più.

Noi, insegnanti e studenti di molte sedi di scuola pubblica, di ogni ordine e grado, non siamo d’accordo con questa decisione e abbiamo deliberato di manifestare la nostra indignazione e la nostra protesta presentandoci invece sul posto di lavoro e di studio per svolgere le normali attività scolastiche oppure organizzandone di alternative.

Lo Stato chiude le scuole e noi vogliamo tenerle aperte

 Lo facciamo perché:

  1. Non condividiamo l’idea che lo Stato decida di risparmiare riducendo le proprie prestazioni, in particolare in un ambito fondamentale come quello della scuola. Di questo passo, sopprimeremo settimane di scuola, anni di frequenza, ordini di scuola perché è necessario risparmiare?
  1. Siamo stanchi di essere, anno dopo anno, le vittime delle politiche di risparmio da parte dello Stato. I dipendenti dello Stato e i docenti da ormai più di vent’anni subiscono peggioramenti delle loro condizioni di lavoro. A partire dagli anni ’90 abbiamo sopportato:

– innumerevoli deduzioni salariali (soppressione del rincaro, contributi di solidarietà, ecc.);

– vari blocchi degli scatti di anzianità;

– peggioramenti continui delle prestazioni e del sistema della cassa pensione.

In poche parole, la condizione materiale di chi lavora nella scuola, o in generale per lo Stato, è costantemente e fortemente peggiorata. La professione dell’insegnante diventa sempre meno attrattiva: in alcune materie ormai si incontrano serie difficoltà a reperire candidati!

  1. Ricordiamo che le misure di risparmio colpiscono pesantemente anche gli studenti, che si vedono aumentato il numero medio di allievi per classe, ridotte le ore di recupero, diminuiti i mezzi di sostegno e annullate in parte le borse di studio con l’introduzione di sistemi di prestito, ecc.
  1. Ci opponiamo al continuo peggioramento delle condizioni di insegnamento e di apprendimento. In questi anni abbiamo assistito, tra le altre cose, a un aumento dell’orario di insegnamento settimanale degli insegnanti e a un aumento del numero di allievi per docente. Tutto questo in un contesto caratterizzato dalla crescita costante dei compiti che la scuola deve assolvere e dalla sempre maggiore complessità dei mandati a cui deve rispondere, senza per altro un sufficiente investimento di risorse. Ricordiamo che, nel settore della formazione, il nostro cantone investe, ormai da molti anni, il 15/20% in meno rispetto alla media cantonale svizzera. Scelta che ci sembra perciò squisitamente politica e non, come si vuole sostenere, dettata da inderogabili ragioni finanziarie. La decisione di chiudere le scuole il 23 marzo svilisce dunque il nostro lavoro e non riconosce i buoni risultati ottenuti dalla scuola ticinese, che sono inversamente proporzionali alle risorse messe a disposizione.
  1. Noi pensiamo che oggi più che mai sia necessario investire nell’educazione. Sia per realizzare importanti riforme in grado di rispondere alle numerose sfide che la nostra società si trova ad affrontare, sia per migliorare le condizioni di lavoro degli insegnanti. Senza il loro contributo queste stesse riforme non potranno essere realizzate, né sarà possibile apportare alcun significativo miglioramento alla nostra scuola.

La scuola ticinese, i suoi insegnanti e i suoi allievi non hanno bisogno di regali avvelenati, ma del riconoscimento e del sostegno delle autorità e della popolazione di questo Cantone.

 “Nel 2011 in Ticino la spesa pubblica per l’educazione ammontava a 3’095 CHF pro capite, un dato di 786 CHF inferiore alla media svizzera (20%), che corrispondeva a 3’881 CHF. Una rilevazione condotta dall’Istituto superiore di studi in amministrazione pubblica dell’Università di Losanna (IDHEAP, 2013), concernente la media del periodo 2008-2010, giunge a conclusioni analoghe, quantificando in un 15% in meno la spesa pubblica pro capite destinata all’istruzione di un cittadino ticinese rispetto ad uno svizzero, dopo aver effettuato una correzione per tener conto del diverso livello dei salari nei diversi cantoni.”

 Fonte: AA.VV. (2015), Scuola a tutto campo. Indicatori del sistema educativo ticinese, Locarno, SUPSI-DFA, p. 299

SPESA PUBBLICA PER L’EDUCAZIONE IN PERCENTUALE DELLA SPESA PUBBLICA TOTALE (2009)

 

1° Basilea Campagna, 34,9%

2° Turgovia, 34,0%

3° Appenzello Interno, 33,6%

Media Svizzera, 26,7%

22° Ticino, 22,9%

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!