Kung Fu Panda è gender

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Di

Kung fu pandadi Corrado Mordasini

Mario Adinolfi, il cicciopalla integralista, ha trovato ancora modo di fare parlare di sé. Ma chi è Adinolfi? Uno dei soliti arruffapopoli per guadagno, un Ferrara ultracattolico che si diverte a provocare per esistere. Insomma, uno di quei personaggi che la vicina Italia sembra far fiorire come porcini sullo strame boschivo appena se ne presenta l’occasione. E se continua a maciullare le gonadi a tutti vuol dire che, come Ferrara, il suo seguito ce l’ha.

Ultima boutade? Kung Fu Panda sarebbe fuorviante. Invoglierebbe i bambini ad accettare la teoria gender, perché ha due papà. Mi viene male alle ginocchia, ai gomiti e anche ai capelli.

A parte che Kung Fu Panda mi piace un botto come personaggio, dove mettiamo Paperino? Qui Quo e Qua sono evidentemente in affido, anche perché Paperina la si vede raramente, anche perché lei poi c’ha da allevare (ragazza madre o papera zia, come preferite) le altre tre paperelle di cui mi sfugge il nome. Topolino? Vive con Tip e Tap, nipoti pure loro, e ha un rapporto stretto e dubbioso con Pippo. Che è un cane ma parla, mentre Pluto no, ma questa è un’altra storia. Toy Story? Una famiglia fatta di giocattoli gente, giocattoli! Un tirannosauro, un cow boy, un porcellino salvadanaio e un imperatore galattico! Per non parlare dei fumetti per più grandicelli: chi ha mai visto limonare Tex Willer? E Zagor? Perlomeno sessualmente repressi.

No Adinolfi, non ci siamo. In fondo il povero Kung Fu Panda non è neanche il peggiore della lista, e viene da dire che se i nostri figli non si sono deviati con Pollicino, che veniva abbandonato dai genitori nel bosco e rischiava di essere sgranocchiato da un orco, possiamo stare tranquilli.

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