La bella vita degli eritrei

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Di

Eritreidi Enrico

Quando si parla dei richiedenti l’asilo provenienti dall’Eritrea, quasi sempre c’è qualcuno che deve ricordare che fuggono dal servizio militare. E in fondo sembrano solo dei lazzaroni, no? Che ci sarà mai di tanto brutto nel servizio militare in Eritrea?

L’Eritrea è un paese diventato indipendente nel 1993. Da allora è sotto la dittatura dello stesso presidente, senza la possibilità di elezioni politiche o l’esistenza di altri partiti.

In Eritrea c’è l’obbligo del servizio militare sia per gli uomini sia per le donne. L’entrata nel servizio è a partire da 18 anni fino a un tempo indeterminato, che può arrivare anche all’età di 50 anni, con permessi di congedo annuali che durano un mese e con paghe molto basse. Non esiste la possibilità di fare servizi alternativi all’esercito e solo i preti o i seminaristi possono fare richiesta per il servizio civile. Il servizio militare si svolge con i primi 6 mesi di addestramento, seguiti da servizi rivolti allo Stato in ambiti pubblici o di difesa armata, come la presenza sulle frontiere per controlli, per esempio dell’emigrazione clandestina, o per la sicurezza nel caso di rivolte o guerriglie. E ricordiamo che la guerra con l’Etiopia è terminata nel 2000, ma la tensione è ancora alta.

I giovani e le reclute fuggono dall’Eritrea proprio per la durezza del loro esercito e per l’impossibilità per molti di avere una vera vita sociale, bloccata dalla durata indefinita nell’esercito. Se vengono catturati, rischiano di essere uccisi sul posto oppure imprigionati senza processo e torturati. Invece, se riescono a fuggire, i loro congiunti possono subire sanzioni molto salate, fino alla confisca della casa o della terra e perfino alla prigione. Inutile aggiungere che, per i disertori fuggiti, il rimpatrio è più che sconsigliato.

Il servizio militare eritreo è stato reso così brutale proprio per esercitare un maggior controllo sulla popolazione da parte del presidente Isaias Afewerki.

Cosa possiamo fare noi? Anzitutto conoscere e far conoscere la situazione in Eritrea, dove oltre al servizio militare le persone devono affrontare anche la povertà, l’inesistenza della libertà di espressione, l’inaccessibilità delle informazioni dall’estero. In Eritrea non sono concessi passaporti o visti d’uscita agli uomini sotto i 50 anni e alle donne sotto i 45, e non è detto che anche dopo vengano concessi. La gente scomoda scompare, viene torturata, uccisa, incarcerata. Tutto questo nel silenzio del resto del mondo.

L’Eritrea è simile a una prigione a cielo aperto. Ricordiamocene, quando ci viene la tentazione di pensare che in fondo quei disertori sono solo dei lazzaroni.

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