La Coppa a metà di Lara. Molti auguri

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Di

Lara Gutdi Jacopo Scarinci

Va bene tutto, ma l’enfasi che ha accompagnato l’ormai matematica vittoria della Coppa del Mondo di sci da parte di Lara Gut è decisamente esagerata.

Nessuno sport è imprevedibile come lo sci. Una carvata in più, una traiettoria sbagliata di cinque centimetri, uno sputo di sciolina in meno e cambia tutto. E capitano anche gli infortuni, certo, anche molto più frequentemente rispetto ad altri sport. Eppure davanti alla vittoria di Lara Gut, tralasciando il patrio orgoglio debordante come tradizione vuole, un “E che doveva fare?” esce spontaneo. Nell’anno dove si è ritirata Tina Maze, dove Anna Fenninger si è distrutta il ginocchio prima dell’inizio della stagione, dove Lindsey Vonn con il trionfo in mano scivola, (tra gli sbuffi e le polemiche della stessa Gut) si rompe il piatto tibiale dicendo addio a una coppa già vinta… che doveva fare la ragazza di Comano?

Questa vicenda ricorda da vicino quando, nel suo primo anno all’Inter, Josè Mourinho al termine di un primo tempo dove stavano perdendo 3-0 con l’Atalanta chiuse i suoi giocatori in spogliatoio e disse una frase diventata cult: “Avete vinto il primo scudetto in segreteria, il secondo senza avversari e il terzo per un punto. Siete una squadra di merda”. Sicuramente un motivatore nato come Mou avrà avuto i suoi buoni motivi per dire ciò, altrettanto sicuramente, però, questo episodio ci ricorda come esistano vittorie e vittorie. E quelle senza avversari non potranno mai avere la stessa importanza delle altre.

Negli annali e nelle statistiche, assieme alla vittoria di Lara Gut, ci sarà sempre scritto che non c’erano avversarie. La fortuna aiuta gli audaci, non si è mai fatta male e ha avuto una continuità invidiabile lungo tutto l’anno: bravissima Lara. Ma la sua rimarrà sempre una Coppa vinta a metà. L’anno prossimo tutti si aspetteranno che la vinca intera: molti auguri.

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