La grande tetta RSI

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Di

foa marcellodi Alessandro Schirm

Ticinosette da tempo immemore risiede anonimo sul tavolino di casa o nel mobiletto della tele. Generazioni di ticinesi hanno cercato tra le sue pagine sogni, divertimento e informazioni. Negli ultimi anni ha cercato di darsi un certo restilyng, non si capisce bene perché, visto che ai più interessava solo per leggere i programmi.

Ticinosette è figlio dei quotidiani ticinesi e non, come molti pensano, un prodotto RSI: viene venduto con La Regione, Corriere del Ticino e Giornale del Popolo (ora che è in decadenza non più.) Dunque un prodotto a tutti gli effetti privato.

La RSI comunque molla agli editori un bel malloppo per realizzare Ticinosette come servizio (che mica è gratis), perché produce e impagina di tasca propria i programmi, compresi quelli delle altre reti, e poi molla diverse centinaia di migliaia di franchi come finanziamenti diretti agli editori per produrre il giornale, stamparlo e distribuirlo ai ticinesi. Ticinosette è forse l’unico prodotto che, grazie al lavoro e alle pesanti iniezioni di contante della RSI, rende agli editori. Non scordiamoci la pubblicità: una pagina sul giornale dei programmi, che arriva praticamente in tutte le case, viaggia intorno ai 10 mila franchi.

Il tempo però passa e la situazione si fa sempre più grama. Ce ne siamo accorti grazie ai continui proditori attacchi all’ente, che è visto dagli editori come un ladro di pubblicità. Pubblicità che, secondo la logica da imprenditoria privata, non dovrebbe essere appannaggio anche del settore pubblico. Ora i due editori del CdT e della Regione, sempre in cerca di soldi, hanno fatto una pensata: Illustrazione Ticinese e Ticino Management non navigano in buone acque, perché non creare allora un Ticinosette più glamour e modaiolo in modo da eliminare per asfissia le altre due testate assorbendone le pubblicità? A guidare il progetto l’immancabile Marcello Foa, ex candidato trombato alla direzione alla RSI (e questo spiega tante cose dell’astio della holding di Muzzano nei confronti dell’Ente) ed ex uomo di Berlusconi, oggi a capo del truppone del Corriere. Sue, guarda caso, due recenti pagine di intervista al già Cavaliere, pagine che sanno di zerbinoso come un prato in primavera sa di erba falciata. Foa, nel suo entusiasmo per il nuovo progetto, pare non abbia trovato di meglio che affidare il restyling della futura pubblicazione proprio a gente del gruppo dei berluscones presupponendo, immaginiamo, che in Ticino non ci siano agenzie o grafici che sappiano fare un lavoro editoriale di questa portata. Come al solito i noss gent vanno bene solo per sciacquarsi la bocca.

E alla fine di tutto questo bailamme? Perché ci disturbiamo tanto? Logico, un prodotto così bello, fascinoso e patinato non potrà giocoforza costare come prima, e la RSI sarà sicuramente chiamata alla cassa per ingrassare il malloppo che già rifila agli editori.Tutto ciò nell’era del digitale che sta vedendo scomparire i giornali e che rende, grazie ai siti della RSI et similia, praticamente inutile un giornale cartaceo dei programmi.

Allora RSI, che farai? Continuerai a cacciare centinaia di migliaia di palanche per garantire i profitti degli squali di carta che passano il tempo a spararti addosso? Vuoi un consiglio? Usa la smart tv, le app, il web e tieniti i soldi!

Canetta, ti costringono a risparmiare? Taglia Ticinosette e, se ti riesce, riassumi qualche elettricista che hai dovuto licenziare (non l’animatrice fancazzista leghista però).

Ricordati che quelli del Corrierone sono quelli che hanno fatto i guardoni nel tuo Periscope per annunciare al mondo che nel riflesso del vetro eri in mutande. Grandi, grandissimi giornalisti. Lasciarli fare i guardoni passi, ma in più foraggiarli con i nostri soldi proprio no!

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