La scuola che mi piace

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Di

Bambini calciodi Carol Bernasconi

Un martedì pomeriggio di circa metà settembre mio figlio Simone torna a casa da scuola e mi informa che non sta bene. Sul momento non gli do molto peso e gli dico di riposarsi, di prendere un antidolorifico, che prima o poi passerà. Ma niente: il dolore non passa, anzi peggiora e così in tarda serata decidiamo di portarlo al Pronto Soccorso, perché ormai è chiaro che la situazione è diventata abbastanza seria. Direzione ospedale di Lugano e in seguito di Bellinzona. Simone viene operato durante la notte. L’operazione va bene e per il chirurgo possiamo tornare a casa nel pomeriggio, cosa che facciamo. La convalescenza procede bene i primi giorni, ma al sabato dobbiamo riportare Simone in ospedale per una complicazione. Morale della favola: tre settimane a casa. Ma soprattutto tre settimane di assenza da scuola.

Per un ragazzo di terza media perdere qualche giorno di scuola significa dover recuperare molte materie, figuriamoci tre settimane…

Quando ci rendiamo conto che la convalescenza sarebbe stata lunga, decido di informare la scuola, nello specifico la sua docente di classe. Non che mi aspettassi chissà cosa, però mi sembrava corretto avvertire che la ripresa di Simone sarebbe stata più difficile del previsto. La reazione della docente di classe, dei compagni e del corpo insegnante ci ha sorpresi in modo molto positivo.

La docente di classe ha chiamato molte volte per informarsi sulle condizioni di salute di Simone, sinceramente preoccupata per lui. Ha spiegato la situazione ai colleghi, i quali hanno raggruppato tutto il materiale delle lezioni perse, in modo che Simone potesse già ripassare a casa, e al suo ritorno si sono messi a disposizione per aiutarlo nel recupero. I compagni di classe hanno preparato un diario di bordo con lezioni, spiegazioni, appunti di tutto quanto fatto in classe. Gli hanno pure preparato un biglietto di buona guarigione con una filastrocca inventata da loro.

Un pomeriggio un gruppo di compagni e la docente di classe sono venuti in visita a casa e hanno tenuto compagnia a Simone per un paio d’ore. Il sorriso di mio figlio mi ha fatto capire quanto abbia apprezzato quel momento. E il ritorno è stato meno traumatico e difficile del previsto. Simone è stato accolto nuovamente in classe con piacere, suo e dei suoi compagni.

Tutto l’aiuto che gli è stato dato è servito per non gettarlo a scuola sprovvisto di ben tre settimane di lezione e per non farlo sentire solo durante la sua convalescenza. L’impegno di tutti (Simone, scuola, compagni) è stato determinante e i risultati nelle prime verifiche hanno dimostrato che questo lavoro di squadra ha pagato in modo molto positivo.

Questa è la scuola che mi piace, quella che fa sentire un ragazzo importante e non soltanto un numero.

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