L’inferno al tempo dei call center

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Di

Call Center Cassa Mdi Antonia Bremer

Sono due settimane che tento di far apportare una piccola modifica che riguarda la voce infortunio alla mia polizza della cassa malattia.

Prima chiamo in ufficio il broker assicurativo, nonché mio consulente, ma il numero di telefono non esiste più. Dopodiché cerco di contattarlo sul cellulare, e nemmeno questo numero esiste più. Mi decido allora a comporre il numero 0800 specifico della mia cassa malattia e mi dicono di digitare, a dipendenza di quello che mi serve, il tal numero. Digito il tal numero e mi mettono in attesa. Dopo non so quando tempo la voce digitale mi consiglia di spedire una e-mail, cosa che prontamente faccio. Alla mia e-mail ricevo, finalmente, una risposta automatica che mi dice che si stanno occupando della mia pratica. Aspetto qualche giorno ma non succede niente. Allora rispondo a mia volta alla e-mail automatica sollecitando per avere una risposta, e ancora una volta mi viene risposto automaticamente che si stanno occupando della mia pratica. Riscrivo alla e-mail automatica che se non si danno una mossa mi rivolgo a un’altra assicurazione. La cosa non fa paura a nessuno perché automaticamente mi viene risposto che qualcuno si sta occupando della mia pratica. Siccome sono buona richiamo lo 0800 sperando di avere più fortuna. In effetti, fortuna vuole che, dopo un bel po’, sento una voce umana maschile che mi chiede, in tedesco, se può aiutarmi. Io chiedo di poter parlare in italiano. Dopo una serie infinita di musichette, che se uno non è più che forte di nervi potrebbe anche, a causa loro, tagliarsi le vene, riesco a comunicare con una signora che parla italiano, la quale mi consiglia di chiamare l’agenzia della mia zona. Mi faccio dare il numero. Chiamo l’agenzia e mi dicono di digitare, a dipendenza di quello che mi serve, il tal numero. Digito il tal numero e mi mettono in attesa. Dopo un’attesa infinita e una serie infinita di musichette da tagliarsi le vene, che fra un po’ non mi restano nemmeno più le vene, mi consigliano di lasciare un messaggio sulla segreteria telefonica e che mi richiameranno lunedì. Lascio il messaggio. Poi mi viene una specie di illuminazione e – perché si sa che l’istinto di sopravvivenza è più forte di tutto – controllo su local.ch dove si trova l’agenzia della mia zona.

Si trova a 50 metri dal mio ufficio (Antonia, direte voi, ma come? Non lo sapevi? No, non lo sapevo, non ne avevo mai avuto bisogno). Mi reco subito all’agenzia praticamente camminando a tre metri da terra tanta è la mia contentezza di mettere finalmente fine alla faccenda. Faccio per aprire la porta dell’agenzia ma questa è chiusa. Allora leggo i vari cartelli affissi alla porta e su uno c’è scritto: oggi l’agenzia è chiusa dalle 14 alle 18. Non so perché, ma comincio a sentirmi come il protagonista de “Il processo” di Kafka.

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