Mata Hari e le stanze segrete (dello sport)

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Di

fifadi Libano Zanolari

Sono state le donne a rompere l’omertà mafiosa che regna nelle stanze segrete del primo sport olimpico, l’atletica, e dello sport più popolare, il calcio. Solo grazie a loro il maleodorante pentolone è stato scoperchiato, correndo seri rischi e, nel migliore dei casi, subendo i peggiori insulti: traditrici della patria e prostitute. Mata Hari, l’olandese Margaretha Zelle, accusata di spionaggio a favore dei tedeschi, fu fucilata dai francesi nel 1917. Le sue sorelle, a quasi 100 anni di distanza, per il momento, sono ancora in vita.

La russa Julia Stepanova, terza agli Europei indoor di Parigi negli 800 nel 2011 è stata un vero agente segreto agli ordini dei colleghi della Tv tedesca ARD Hajo Deppelt e Robert Kempe. Suo marito Vitali Stepanov era un ufficiale dell’antidoping, disgustato da quanto succedeva. Munita di microfono e mini-camera camuffata, Julia ha parlato con le sue colleghe d’élite e ha smascherato un sistema in cui i controllori erano agli ordini dei Servizi Segreti di Putin e in cui ognuno era costretto a doparsi per far parte della nazionale olimpica di atletica. Julia, definita dal ministro dello sport e responsabile dei Mondiali di calcio 2018 Valeri Mutko una “merda”, è in un luogo segreto e sotto protezione in Germania, con il marito e un figlio di tre anni. Il primo febbraio 2016 ha partecipato a una gara ufficiale con i colori del LAC Olympia 88 Berlin.

Putin ha accettato di licenziare tutti gli alti funzionari dello sport implicati e la tutela (a casa sua!) dell’Agenzia Mondiale antidoping WADA per non perdere le Olimpiadi di Rio de Janeiro. Il direttore del Centro Antidoping di Mosca, Grigorij Rodcenkov e il suo vice Timofej Sobolevskij, sono fuggiti negli USA e lavorano in un centro anti-doping privato. “Con casa, auto e fior di stipendio” commenta il ministro Mutko. Il direttore dell’Agenzia Nazionale antidoping russa RUSADA, Nikita Kamayev, è morto il 14 febbraio appena rientrato a casa da una gara di sci di fondo. “Attacco cardiaco fulminante” ha annunciato l’agenzia TASS. Pochi giorni prima, il 3 febbraio, era scomparso il suo predecessore Vyaceslav Sinev, di cui è stata semplicemente annunciata la morte.

È stata un’altra donna a dare il colpo finale alla carriera di due mostri sacri del calcio, Sepp Blatter e Michel Platini. Ci voleva molto coraggio in un paese come il Qatar per mettere i bastoni fra le ruote a un paese che ha fortemente voluto i mondiali di calcio del 2022 (a colpi di mazzette) e oltretutto trattando gli operai come schiavi. Phaedra al-Majid, addetta stampa per i giornalisti esteri, si è rivolta direttamente alla FIFA dichiarandosi disposta a svuotare il sacco a patto che fosse tenuta nascosta la sua identità. L’ineffabile colonello dell’esercito Sepp Blatter, dopo aver dato le necessarie garanzie, l’ha tradita svelando il suo nome. Gli USA, insospettiti e scocciati per la netta bocciatura del loro dossier, l’hanno messa in salvo con la famiglia sottraendola alle minacce dei qatarioti. Nel frattempo, il mondo dello sport, grandi testate e imperi mediatici compresi, hanno scoperto che da quelle parti fa caldo, sui 40 gradi pare, e che a quella temperatura è dura rincorrere una palla. Di solito i grandi imperi televisivi, detentori dei diritti esclusivi, obbligano Olimpiadi e Mondiali a spostare di qualche ora gli eventi che godono di grande indice di ascolto per diffonderli nel loro “prime time” e far soldi con la pubblicità.

Blatter e Platini sono andati oltre: hanno spostato le stagioni. I Mondiali si faranno (salvo sorprese) nel nostro inverno.

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