Norman e l’elogio del capretto

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Di

Gobbi caprettodi Corrado Mordasini

Ci ha commossi, dobbiamo dirlo, l’ode perorata da Norman Gobbi a favore del capretto. Parole auliche, antiche, con addosso un sapore di fumo e cose vecchie, parole che mai pensavamo potessero albergare nell’arido cuore leghista di Norman.

Eppure, il cibo riesce dove hanno fallito rifugiati, donne e bambini, giovani espulsi: commuoverlo. Norman, in una tirata a Legatv, scrive parole che ci perplimono favorevolmente e di cui riportiamo il brano forse più significativo:

La stessa forma che il capretto assume nel nostro piatto è un aiuto. Non stiamo mangiando un composto macinato e reso friabile, a misura dell’uomo postmoderno, quasi predigerito come certi abominevoli nuggets industriali. È un cibo arcaico, che esige tempo e pazienza per raggiungere la carne; dobbiamo lavorare sulle ossa, ripulirle attentamente una per una – e guai a chi le mette nel piatto dei resti limitandosi a una sgrassatina superficiale! È un cibo che, soprattutto, chiede quasi inevitabilmente all’uomo di sporcarsi le mani, e così facendo diventa gioco; mangiare il capretto significa toccare la carne senza la mediazione delle posate, superare la paura di contaminarci e tornare anche noi – per qualche istante – a  una dimensione che non è quella dell’uomo industriale ripulito e addomesticato nella sua frenesia senza direzione.”

No, ma dai… quest’uomo è un poeta signori e signore. UN POETA tutto maiuscolo!!! Ma cosa fa il Consigliere di Stato a fare! Un talento sprecato! Chi di voi non si è commosso leggendo questo peana alla compagna di tanti alpigiani e al suo figliuolo non è degno di sentirsi ticinese. Questa è la nostra cultura signori, mica la croce e quelle balle di religione! Il capretto, l’unto sugo che ci cola dalle fauci, le dita paffute impiastricciate del gustoso intingolo caprino, il tovagliolo a mo’ di bavaglino intriso del succo ovino, che ci ricorda il potere dei nostri avi, che hanno dissodato le Alpi con fedeli compagne barbute e cornute che hanno loro offerto non solo il loro latte, ma anche il sangue dei loro figli.

Grazie Norman, davvero. Ora so cosa vuol dire sentirsi ticinese fino alle budella.

Buon Lunedì dell’angelo a tutti!

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