Terrorismo a Locarno

Di

Locarno poliziadi Corrado Mordasini

“Distabilizzazione” istituzionale: dove siamo? Ai tempi degli Anni di piombo? Le Brigate Rosse hanno rapito qualcuno? I terroristi di Ordine Nuovo hanno messo una bomba alla stazione? No, fortunatamente no. Il presunto tentativo di Destabilizzazione (e non “DIstabilizzazione”) è invocato dal liberale Salvioni. Che è poi un classico dei liberali in difficoltà, che, emuli di Berlusconi, strillano al pericolo rosso.

Ma in questo caso, il pericolo rosso, o meglio i socialisti di Locarno, in merito alla polizia sembrano averci azzeccato, almeno a sentire le reazioni di quasi panico da parte del Municipio. Insomma, non si riescono a sopire le voci sui due agenti e sull’inadeguatezza del comando e di alcune frange della polizia stessa. Ma Salvioni è ormai al delirio e racconta, melodrammatico, quanto bisogni difendere il suo dicastero, baluardo contro il terrorismo internazionale:

“In questi momenti bui per la Civiltà occidentale non c’è più tempo per giocare, neanche per il piccolo ministero della sicurezza”

e prosegue, in un suo comunicato, farneticando di attacchi politici legati alle elezioni. E bravo: quando bisognerebbe tirarle fuori le beghe? Mentre tutti sono a Cesenatico a prendere il sole? Il problema c’è o non c’è, invocare il terrorismo internazionale per difendere metodi da mele marce di alcuni agenti è veramente vergognoso.

 “A proposito di “difese d’ufficio”, per quale motivo la direzione del partito socialista locale non chiarisce se -per caso- fra le parti civili che hanno denunciato i due agenti comunali, recentemente condannati in appello, vi sono persone a loro vicine ideologicamente?”

Bravo Salvioni, il problema non è se c’è un reato, ma, secondo te, chi l’avrebbe denunciato. Vuoi anche insinuare che la magistratura guarda il colore politico dei denuncianti? Ravvisi dei vizi di procedura legati a favoritismi? Allora sporgi denuncia tu stesso, invece di frignare come un poppante. La politica è dura, sì, ma deve soprattutto essere onesta e non vivere di piccoli escamotages per coprire i propri errori. E finisce il comunicato:

“Come Capo dicastero ho il dovere di garantire il rispetto dei loro diritti procedurali amministrativi quali funzionari di polizia, anche se ritenuti colpevoli e condannati (con pene effettive lievi e prognosi comunque favorevole) in sede di appello penale –purtroppo– proprio nell’imminenza delle elezioni politiche locali.”

Sta a vedere che le toghe rosse ci sono anche in Ticino. E i diritti dei cittadini, Salvioni? Chi protegge i cittadini da questi signori, condannati anche in Appello, e le cui pene, sempre in Appello, sono state addirittura aumentate?

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