Trasgressioni di facciata

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Di

trasgressionedi Francesco Giudici

 A un certo punto del libro di Charles Dickens, quello che sto terminando in queste ore, leggo e mi soffermo su questo breve brano: “Lo si sente capitombolare fuori dal letto. Accende una candela, apre uno o due catenacci e appare sulla porta. Rabbrividisce in camicia e pantaloni lercissimi: un volto che sbadiglia, una testa in disordine tanto fuori quanto dentro.”

Ed è proprio l’ultima frase che ho ricopiato che mi ha fatto tirare il freno e ha scatenato un momento di non preventivata elucubrazione nella mia testa. “Una testa in disordine tanto fuori quanto dentro.” Innanzitutto è da ammirare l’azzeccata correlazione fra il fuori e il dentro usata sapientemente da quel genio di Dickens nella sua opera, ma non sta lì la mia riflessione. Il mio pensiero va a tutte le persone di questo mondo, con il loro apparire e con il loro essere. Un tempo, neanche troppo lontano, la scelta di essere trasgressivi si ostentava vestendosi in modo bizzarro, persino non vestendosi del tutto, lavandosi quando pioveva, lasciando crescere barba e capelli, trasgredendo regole che da anni sembravano indiscutibili. E questo tipo di atteggiamento ti portava anche all’emarginazione e pure all’esclusione.

Ora invece, limitandoci alla testa e quindi rispettando l’introduzione dickensiana del presente sproloquio, ecco che capelli lunghi e codini fanno bella mostra anche sopra i cervelli più irreggimentati di questo universo. Non esiste più una correlazione fra l’apparenza e l’essenza. Un tempo solo ai geni, spesso però soltanto dopo la morte e il riconoscimento dei loro talenti, veniva accettata la stravaganza. Ai nostri tempi e alle nostre latitudini non è di certo il caso di tirare in ballo facoltà particolari, tutt’altro, spesso sembra persino buona l’idea che va a convergere verso la presenza di possibili lacune. Tante ormai sono le persone che vogliono apparire, essere catalogate, al di fuori degli schemi e invece fanno parte della maggioranza più ovina del paese.

Anche uscendo dal nostro esiguo territorio cantonale, si possono osservare fenomeni di questo tipo. Gruppi musicali partiti per non entrare nella spirale dello sfruttamento pecuniario che al primo successo hanno rinnegato l’ideale; scrittori che volevano solo pubblicare su fogli da recapitare ai conoscenti che, messi davanti a un grosso editore, hanno cambiato le carte; giovani che quando sedevano con te sui banchi di scuola predicavano il catechismo del proletariato che, appena hanno ricevuto la prima paga, ritrovi con nome e cognome sulle liste di partiti più xenofobi e meno a favore delle fasce sociali in difficoltà.

Per molti giovani inoltre la fregatura consiste nel fatto che ci si crede padroni di se stessi e nel frattempo si è manovrati come burattini da altri. Prendo, per esempio, lo studente che si rifiuta di tenere conto dei doveri che la frequenza scolastica lo invita a seguire. Disturba durante le lezioni, non rispetta compagni e docenti, in poche parole vede di mal occhio le regole della convivenza civile e anche quelle di una sufficiente educazione. Ma, il nostro portabandiera della libertà, porta il giubbotto firmato, i pantaloni firmati, le scarpe firmate e pure le mutande firmate.

Però è certissimo che nessuno gli imponga qualcosa!

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