UDC, Più che un partito un foyer

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Di

del dondi Corrado Mordasini

Noi amiamo l’UDC, e vieppiù questa UDC, che se non ci fosse bisognerebbe inventarla. L’ultima querelle riguarda l’elezione dei capoccia, Marchesi presidente e Del Don vice.

Già prima del congresso, erano stati espressi dubbi sulla correttezza dello stesso. Pare infatti che l’UDC cantonale non avesse nemmeno una lista dei propri iscritti, e che era sufficiente presentarsi all’entrata, dire “voicI je suis UDC” per essere tesserati sul momento, entrare e votare. Roba che il PD coi cinesi ci fa le pippe. Insomma, un’organizzazione e una coordinazione svizzere da veri professionisti.

Oggi la denuncia di Paolo Camillo Minotti, che ipotizza un’entrata in massa di pazienti di Del Don a votare per eleggere lui e il suo capoccia Marchesi. Una piccola parentesi va aperta sul sindaco di Monteggio. Se Pinoja non era un gigante della politica, Marchesi potrebbe girare un prequel di Biancaneve e i sette nani, e non nel ruolo di Biancaneve.

Dicevamo dei pazienti di Orlando: non sappiamo se sia vero. Certo che il dubbio rimane, perché a sentire Minotti sembra che il congresso dell’UDC sia stato più un foyer o un day hospital (Orlando sa di che parliamo) che un incontro politico. Pensiamo poi che, in un’intervista al Corriere, lo stesso Del Don asseriva di avere in cura dei colleghi Gran Consiglieri: e se l’UDC fosse una grande lobby psichiatrica in grado di controllare il cantone? Un grande fratello che sburattina a suo piacimento povere anime circuite?

Ma no! Cosa andiamo a pensare, anche noi siamo influenzati dalle insinuazioni di Minotti, che ha certamente del livore personale nei confronti di Del Don (come mezzo cantone peraltro).

Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza, per sapere se l’elezione dei vertici UDC è stata tarocca o no.

Noi abbiamo fiducia nel sistema giudiziario ticinese.

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