Un pene eretto al telegiornale?

Di

penedi Virgilio Pellandini

Tra maestre scandalizzate da libri per adolescenti, politici imbarazzati da uteri in affitto e preti pontificanti su unioni omosessuali, gli ultimi giorni sembrano l’apocalisse della morale, un trionfo di parlare futile. Perché?

Perché sarebbe uno scandalo per una donna affittare il proprio utero? Perché si considera immorale lavorare usando i propri genitali (a scopo riproduttivo o ricreativo), ma non lavorare usando mani e schiena fino a distruggerle per guadagnare di che sopravvivere, o usando il cervello per guadagnare milioni e creando danni per miliardi?

Perché la descrizione di atti sessuali in libri per adolescenti merita un’interrogazione parlamentare, mentre nessuno si preoccupa, per esempio, dei loro libri di storia? Perché l’educazione sessuale ci sembra più delicata della matematica o della geografia?

Perché i gusti sessuali dovrebbero avere un’influenza sul diritto al matrimonio? Perché nessuno discute del diritto al matrimonio per chi ama le bionde, i broccoli, le idee liberali, il Milan o Bach, ma solo per chi ama qualcuno dello stesso sesso?

Perché quest’ossessione? Perché si tratta di sesso. In tutti gli esempi il differenziatore determinante è il sesso. Semplicemente perché il sesso rimane, in ogni cultura e in ogni dove, il tabu massimo, la vergogna, l’indicibile. Pensateci: siete tutti, senza eccezione, nati da (almeno) un orgasmo; gran parte di voi è nata uscendo da una vagina; eppure un solo, semplice, pene eretto mostrato al telegiornale causerebbe infinitamente più scandalo di centinaia di omicidi, torture ed efferatezze varie. Infinitamente. Pensate a con che facilità spiegate malattie e morte ai vostri bimbi; e pensate invece all’imbarazzo con il quale spiegate loro che per far fecondare le uova dai “semini”, è necessario che papà inserisca il suo pene nella vagina di mamma (e che almeno il papà si diverta pure)! Nessuna crudeltà, nessuna abiezione, nessuna mostruosità concepita dall’essere umano o creata dalla natura è così imbarazzante, vergognosa, indicibile come il sesso. Ecco la spiegazione. Ecco perché ancor oggi ci perdiamo in assurdi imbarazzi su questioni come educazione sessuale e unioni gay. Siamo ossessionati dal tabu del sesso.

Spiegare le origini di questo tabu, oltre a trascendere le mie capacità, è relativamente poco rilevante: non sono importanti le origini del tabu, ma le loro conseguenze. In fondo, se i danni causati da questo tabu si limitassero ad una logorrea di opinioni insulse, si potrebbe forse anche ignorare il problema ed evitare ulteriori discussioni. Purtroppo però il tabu non è innocuo ma fonte di discriminazione, sfruttamento e dolore.

Il tabu del sesso è il principale motore della discriminazione verso donne e omosessuali. Basti pensare ai recenti insulti alle “madri surrogate”, insulti che mai si sentirono per maschi donatori di sperma; o più brutalmente a come ancora oggi il femminile di “dongiovanni” rimane simile a “zoccola”: i tabu sessuali sono legati a doppio filo con la discriminazione di genere. Un doppio filo ancora più evidente nel caso dell’omosessualità: nessuna preferenza privata non sessuale ha mai causato lo scandalo e la discriminazione destinata agli omosessuali. Broccoli, idee liberali, Milan e Bach ci appassionano, ma solo le preferenze sessuali ci fanno negare i diritti civili…

Lo sfruttamento di esseri umani è una seconda tragica conseguenza dell’ossessione per il tabu del sesso. La criminalizzazione della prostituzione è evidentemente figlia dell’idea che il lavoro non può essere sessuale; figlia del tabu, quindi. Ed è a suo turno madre dello sfruttamento di donne e uomini che, scacciati nell’illegalità e coperti di stigma, sono facili prede di criminali e schiavisti, o, se la fortuna arride loro, semplicemente condannati a una vita di vergogna e discriminazione. Peraltro, lo stigma del sesso è così violento che non necessita nemmeno di criminalizzazione per causare sfruttamento: per esempio, la pornografia è legale e consumata in quantità superiori al cinema “normale”, eppure salari e condizioni lavorative sono ben peggiori, solo perché il settore è percepito come “sporco” (per un’azienda seria sarebbe “vergognoso” avere la propria pubblicità su un sito porno; per un padre di famiglia sarebbe “indecente” sostenere un sindacato dei lavoratori del porno, ancor più esserne membro…).

Il tabu è, infine, causa di silenzio, fonte di infiniti dolore e sofferenza. Quante violenze sessuali sono state taciute per l’imbarazzo delle vittime a denunciare qualcosa che per il mondo è ancora sporco, tabu? Quanti casi di pedofilia sono stati silenziati e tollerati per pudore infame? Quante malattie non sono state diagnosticate perché il malato aveva vergogna a parlarne col medico? Quante malattie sono state trasmesse perché i genitori erano imbarazzati a parlarne con i figli? Quanti bimbi sono nati solo perché discutere di contraccettivi era tabu? Quanti di questi bimbi avranno famiglie peggiori di quelle di Vendola o Elton John? Quante persone hanno avuto una vita sessuale infelice o frustrata solo perché non hanno osato parlarne nemmeno con i loro partner?

Quantificare il male creato dal tabu del sesso è un esercizio triste, reso ancora più frustrante dalla sua gratuità: il male non è stato creato in cambio di alcun vantaggio. Alcuno. Forse cent’anni fa il tabu aumentava l’astinenza sessuale, riducendo gravidanze e malattie veneree, ma credo che da allora abbiamo inventato, per queste calamità, medicine dagli effetti collaterali meno tragici… Triste e frustrante. Il mondo si carica di polemiche, frustrazioni, sofferenze pressoché infinite, senza alcun vantaggio, solo perché si vergogna di una delle sensazioni fisiche più belle che la creazione gli ha donato. Peccato. Sarebbe bello un mondo dove la fantasia è sfruttata per fare figli e non per inventare motivazioni per cui l’adozione per gay sarebbe un’aberrazione.

Dove si prova più vergogna per una parola d’odio che per un orgasmo.

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