Wine sharing, per condividere rarità inarrivabili

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Di

cucina e consumidi Olaf

Il vino è passione, e come tutte le passioni deve essere coltivata. E bene. Piccolo problema, da una ventina d’anni a questa parte le bottiglie di un certo livello costano un occhio della testa. Ci hanno pensato prima giapponesi e americani a portare i prezzi a un livello altissimo, decuplicandoli in poco tempo; poi, non contenti di ciò, sono arrivati i cinesi e i russi a spingere determinate etichette oltre ogni limite. Di decenza, oltre che di portafoglio.

Va da sé, è il mercato tutto che ha seguito, che se una bottiglia da 75 cl costa quasi 12’000 (!) franchi (Domaine de la Romanée Conti 2011; guardare su internet per credere), tutto il resto si è adeguato di conseguenza, e anche vini che fino a un paio di decenni fa si portavano a casa con 20 franchi e poco più, oggi hanno raggiunto livelli quasi inarrivabili. Francesi, italiani, spagnoli, svizzeri… poco importa: la qualità si paga, e spesso salato.

Il che significa che a buona parte degli appassionati è ormai preclusa la possibilità di degustare buona parte dei prodotti di alta gamma.

Un andazzo che però forse presto potrebbe finire. Chi scrive già da tempo ha risolto il problema (in parte, che oltre certi limiti non si va per principio) con gli acquisti collettivi: un gruppo di amici che acquista una bottiglia di un certo livello e poi se la beve in compagnia, a casa di qualcuno e accompagnato da una pietanza “comme il faut”; adesso pare che anche la ristorazione si sia accorta del problema, e si sta attrezzando di conseguenza, cercando di coniugare la passione per i vini di grande qualità con la necessità di non spendere un patrimonio per poterli degustare.

E così dopo il car sharing e il bike sharing, è arrivato il wine sharing, ossia locali dove in serate particolari mettono in degustazione una preziosa bottiglia da condividere appunto con gli altri avventori. Che possono essere i vostri amici ma anche perfetti sconosciuti. Perché il vino è passione, ma anche condivisione. Provare per credere.

È il concetto capovolto: non le banali a basso prezzo ma le rarità condivise. Al momento l’unico locale a me noto che propone questo tipo di servizio è l’enoteca il Bicerin di Milano (www.bicerin.it); ma non disperate, magari se funziona anche qualche ristoratore nostrano potrebbe svegliarsi.

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