800

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Di

Soldatidi Corrado Mordasini

 “…In caso di un sensibile aumento del numero di richiedenti l’asilo la Svizzera potrà mandare 800 soldati a pattugliare il confine, assieme a guardie di confine e polizia che da anni chiedono rinforzi. Lo ha confermato il capo dell’esercito elvetico, André Blattmann, in visita in Ticino nei giorni scorsi.” 

Ebbene sì gente, a questo siamo arrivati. A mandare i soldati alle frontiere, come se fossimo sotto assedio, come se un esercito nemico premesse alle frontiere. 800 fantaccini orgogliosamente messi a disposizione dal capo dell’esercito André Blattman.

Questa è la bella Europa. Questa è l’accogliente Svizzera. È sufficiente una guerra, qualche milione di profughi, di gente che sfugge mica dalla disoccupazione ma dalla morte, per arroccarci come vecchiette biliose nel nostro stanzino. Centinaia di milioni di europei, i governi tra i più potenti del pianeta non sanno far fronte alle ondate migratorie. Lo si sapeva da decenni, era solo una questione di quando, non di se. Lo sfruttamento, la crisi, la desertificazione, i cambiamenti climatici spingeranno sempre più orde di disperati contro i muri ungheresi o i fili spinati austriaci, e noi vigliacchi siamo solo capaci di restarci dietro e di sparare a quelle orde, come fanno i turchi del sultano Erdogan, appena ieri denunciati da Amnesty International.

E ora mandano i nostri figli a pattugliare le frontiere, a fare un lavoro da poliziotti, a bloccare immaginarie colonne di donne, uomini e bambini sui passaggi alpini? 800 studenti, 800 apprendisti, 800 sogni e speranze, 800 desideri. Ma non è mica giusto. Questo è adesso il nostro esercito? Una torma di sbirri? Ma che paese siamo diventato? Quando guardo negli occhi i miei vicini cosa vedo? Non lo so più. Mi parlano di tradizioni, di difendere ciò che è nostro, ma non vedo più nulla che mi accomuna con questa gente. Gente che ha perso il senso d’accoglienza, la gentilezza, la simpatia, per sostituirle con odio, grettezza e chiusura.

Io a quei soldati posso solo dedicare la poesia che Kipling scrisse a suo figlio e farla mia, un augurio, un memento, un tentativo di non far perdere loro l’anima.

Se

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling

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