Böhmermann e (quella che una volta era) la libertà d’espressione

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Di

Merkel Erdogandi Jacopo Scarinci

Si fa presto a parlare di Occidente, dei nostri valori, della nostra famosa way of life quando però – stolti e parolai come sempre – siamo noi i primi a venderci in nome della ragion di Stato.

La storia la conosciamo tutti. Succede che Jan Böhmermann, un comico tedesco, si è prodotto giorni fa in una non irresistibile benché colossale presa per il culo al sultano Erdogan, padre padrone della Turchia. Succede anche che in Germania vige una legge idiota quanto antiquata che vieta a chiunque di essere offensivo nei confronti di un capo di Stato. Apologia dell’imbecillità, succede anche che perché un reo possa essere processato deve esserci la denuncia del capo di Stato (o chi per lui) e il consenso del governo tedesco. Consenso puntualmente arrivato, grazie ad una Angela Merkel che in nome di un accordo fuffa sui profughi tra UE e Turchia ha svenduto il bene principale dell’Occidente: la libertà d’espressione.

Eppure Merkel era in prima fila a Parigi nei giorni in cui tutti erano Charlie, in una Francia rossa del sangue versato dalla libertà, dalla satira, dall’ironia per mano del fondamentalismo islamico. “Di queste cose se ne occupa la magistratura, non un governo” ha detto Merkel difendendo la bandiera bianca sventolata in direzione di Ankara. Errore madornale. In gioco, oggi, non ci sono il rispetto di una legge o la separazione dei poteri ma ciò che siamo, la nostra storia, i nostri valori. Ciò che rende noi occidentali.

Erdogan è allergico al dissenso come io ai crostacei, tratta la libera stampa come fosse una banda di sovversivi, butta in galera chi non la pensa come lui ed è un fiero sostenitore dell’inferiorità antropologica della donna. Per compiacerlo, il Paese di Hölderlin e Caspar David Friedrich ha deciso di mandare a processo, per un reato d’opinione di assurdità fantascientifica, un suo connazionale.

Chi è che dava dell’estremista a Houellebecq quando uscì “Sottomissione”?

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