Che sia un lieto fine, Andrea

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Di

cancrodi Carol Bernasconi

Immagina di avere 18 anni. Di avere una famiglia, degli amici, una vita normale. Immagina anche di andare al liceo, di frequentarlo con piacere, di pianificare il tuo futuro. Immagina di avere una vita come tante, come quella di un diciottenne senza problemi.

Un giorno inizi a non sentirti bene, forse all’inizio non ci dai troppo peso, ti dici che saranno i malanni di stagione, l’influenza che gira, lo stress dello studio… Ma il malessere non passa e così ti decidi ad andare dal medico. Entri nello studio convinto di avere l’influenza, ne esci con la vita totalmente sconvolta e con una diagnosi terribile: leucemia. La tua vita, quella vita che finora avevi vissuto magari in leggerezza e spensieratezza, d’un tratto subisce la peggior battuta d’arresto immaginabile. Devi riuscire a tornare a casa, dirlo alla tua famiglia, ai tuoi amici, alla tua ragazza, ai tuoi professori. Nella tua testa si affollano mille domande senza sosta, ma quella che sicuramente farà capolino più volte è “Perché?” E così ha iniziato il calvario fatto di esami, ospedali, terapie, speranze e paura. Io mi immagino sia andata così per Andrea, un ragazzo di 18 anni che abita ad Alba, la capitale della Langhe, finora famosa per il suo vino e i suoi tartufi.

In questi giorni invece si parla di questa città per un altro motivo, che nella mia scala di valori (nonostante ami sia il buon vino sia i tartufi) viene decisamente prima di una buona mangiata. Andrea scopre di essere malato e sono convinta che la sua vita e quella della sua famiglia sia cambiata dall’oggi al domani. La leucemia è infida e bastarda, non si cura con un antibiotico e sappiamo tutti che può portare anche alla morte. Per un ragazzo che è convinto di avere tutta la vita davanti a sé, questa notizia non può essere che devastante. Andrea ha bisogno di un trapianto di midollo osseo, che è la sua migliore probabilità di sopravvivenza. Sul sito della scuola che frequenta (il Liceo Leonardo Cocito) appare questo messaggio: “Uno studente della nostra scuola è affetto da una grave malattia emopoietica. Ciò comporta una defezione a livello cellulare con rischi elevati verso infezioni, setticemie e malattie con decorso quasi sempre mortale. Tutti noi possiamo provare a dargli una mano, come solo la comunità del ‘Cocito’ sa fare. L’aiuto che ognuno di noi può dare è la donazione del proprio midollo osseo”.

La notizia si diffonde, corre di bocca in bocca, arriva anche su Facebook ed entra in tutte le case della città. L’Admo (Associazione Donatori Midollo Osseo) si mette a disposizione per effettuare i test direttamente a scuola e i primi a mettersi in fila sono gli studenti, i docenti e i genitori. Più di metà della città si è registrata come donatore e si spera di riuscire a trovare chi potrà aiutare Andrea a guarire e tornare pianificare la sua vita come prima. La generosità e la solidarietà che la scuola e la città hanno dimostrato commuove Andrea e la sua famiglia.

Questo gesto può dare conforto ma soprattutto speranza, perché riuscire a trovare un donatore compatibile è molto difficile. Io voglio sperare in un lieto fine, perché notizie così, belle notizie di questo tipo, meritano un lieto fine. Meritano un “e vissero per sempre felici e contenti”. Tutti noi Andrea ti auguriamo il miglior lieto fine possibile. Un abbraccio.

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