Comodamente a casa vostra

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Di

Socialdi Gianluca Bianchi

“Comodamente a casa vostra”. Quante volte abbiamo sentito questa frase senza pensarci? All’inizio fu la televisione, prima in bianco e nero e poi a colori con i suoi film del lunedì sera. Il cinema era in casa e oggi, con tutti quei lavori che ti permettono di scegliere i film, si sta meglio di prima.

Con il passare degli anni quel “comodamente a casa vostra” è diventato un obiettivo, come per le macchine del caffè “l’espresso del bar a casa vostra” e le piscine dove ognuno monta la sua pozza personale. Con una presa del telefono si fa tutto: i pagamenti, gli acquisti e via discorrendo. Ogni cosa può essere fatta comodamente a casa nostra magari seduti sul divano. L’importante è non varcare l’uscio, rimanere nelle nostre sicure mura casalinghe, che “non si sa mai”. Con il passare del tempo siamo riusciti a evitarci noiose colonne, condizioni meteorologiche avverse, rumori molesti e terribili pericoli di virus. Siamo riusciti finalmente a uscire soltanto per lavorare anche se qualcuno grazie alla tecnologia e alla tipologia di lavoro riesce ad evitarsi anche quello. Se qualcuno si chiede “dove sono tutti?” la risposta risulterebbe quasi scontata: “sono al bar a prendere il caffè o l’aperitivo, al cinema, in piscina, a riservare le vacanze”. Dove sono? Come dove sono? Sono comodamente a casa loro magari sul divano.

Ognuno di noi può costruire il suo piccolo mondo all’interno di casa propria. Ora, evidentemente siamo paghi di ogni vizio e di ogni umana abitudine ma sentiamo comunque che ci manca qualcosa. Ci manca quell’istintiva socializzazione. Ci sentiamo terribilmente soli nei bar e nei cinema domestici. Pronti, via! La soluzione è presto trovata: i social. Siamo pronti a rispondere anche a questo con Facebook, Twitter, ecc. Ancora una volta siamo pronti a rispondere all’esigenza di stare comodamente a casa nostra. Nulla in contrario ai social, una ganzata mai vista, la possibilità di comunicare in un attimo con chi ci sta lontano. Ora, però, mi chiedo: ma possibile che la stessa persona che al bar o nelle piazze non esprime la propria opinione se ne esca con post tanto virulenti su Facebook? Come dire “fin che sto fra la gente non ho una gran opinione ma quando sono comodamente a casa mia mi scateno”.

L’impressione diventa quindi di tanti automi che circolano per il mondo in silenzio ma pronti a sparare con le proprie tastiere dai muri domestici come in trincea. E quindi si naviga per piazze semi deserte con i nostri smartphone fra le mani come guerrieri nelle nostre armature. Siamo pronti a comunicare al mondo i nostri pensieri e i nostri spropositi purché non ci troviamo nella scomoda situazione di dover comunicare con il nostro vicino di casa. Come chi fa il dito medio dalla propria auto in autostrada, inveiamo contro un mondo che non ci capisce e che ci costringe in casa, comodamente in casa. Da fedeli animali domestici ci battiamo come leoni nella savana del mondo virtuale. No, non è la tecnologia la responsabile di questo declino. Ogni strumento è utile per come lo usiamo: dire che la colpa è di Facebook è come utilizzare un martello in una rissa. Partiamo dall’inizio, spegniamo la televisione e chi ci balla dentro e torniamo nei luoghi dove si discute, si canta, si balla.

Facebook ci ha riconsegnato una parola bellissima. No! Non è “mi piace”, è “condividi”. Sfruttiamolo il progresso, la scienza e tutti gli strumenti che ci mette a disposizione ma ritorniamo a condividere le nostre emozioni dal vivo, che tanto per un’occhiata al cellulare senza farci beccare non ci ammazza nessuno.

(Archivio GAS)

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