Diamo man forte alla scuola laica

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Di

sauditidi Corrado Mordasini

Dice Abu l-Qasim at-Tabarani, un dotto islamico: “È meglio che uno di voi sia trafitto al capo da un pungolo in ferro piuttosto di toccare una donna che non si ha il permesso di toccare”.

Ecco, alla base di questo concetto del decimo secolo, dunque di cinque secoli posteriore a Maometto, in alcune culture islamiche i maschi non stringono la mano a donne che non appartengano alla proppria famiglia. Il Corano non dice esplicitamente nulla a riguardo.

Ecco, qui bisogna proprio dissentire. I recenti fatti alla scuola di Therwil, a Basilea Campagna, lasciano perplessi non tanto per l’atteggiamento di due ragazzi musulmani, quanto per quello della direzione scolastica.

I fatti sono conosciuti ai più. Due allievi di fede musulmana, hanno deciso, di propria iniziativa, di non stringere più la mano alle docenti femmine. Pare che i genitori non c’entrino nella loro decisione. La stretta di mano è una pratica consolidata, quasi una tradizione a Therwil: un esercizio di rispetto e condivisione a cui da tempo si sottopongono tutti gli allievi e docenti.

Il problema c’è e andava risolto. Era anche facile. Non capiamo, sinceramente perché Christine Akeret, direttrice dell’istituto scolastico abbia dichiarato al Blick di non sapere cosa fare.

Qua non c’entrano l’integrazione e nemmeno il “buonismo” tanto sbandierato dai leghisti. La scuola è laica e, essendo pubblica, chi la frequenta deve ottemperare alle regole a cui tutti gli allievi si adeguano. C’è nuoto? Te ci vai, me ne frego se sei buddista, avventista del settimo giorno o musulmano. Se poi vuoi metterti un costume da bagno in pelo di cammello o in fibre di acacia sono fatti tuoi, ma nell’acqua ci entri. Così per tutto il resto. In mensa c’è quello che c’è, se non vuoi mangiare il maiale chiedi un pezzo di formaggio, se ti schifa l’aragosta salta il pasto, mica muori. E poi al limite c’è sempre l’insalata.

La stretta di mano in questione non è una questione religiosa. Le donne hanno non per cultura, ma per diritto, le pari opportunità. Permettere a un ragazzo di non salutare la maestra come fanno tutti, sancisce di per sé una supremazia inesistente del maschio, vidimandone anche in futuro l’atteggiamento sessista. Proprio quello che la nostra scuola non dovrebbe fare. In realtà le cose sono davvero semplici. Un programma comune, delle regole comuni che si legano al rispetto, alla convivenza e alla collaborazione. Permettere delle deroghe incrina solamente questo concetto che sarà alla base, anche in futuro, delle convivenze tra culture diverse.

Non dare la mano non è una concessione, è un pessimo insegnamento. È un pessimo insegnamento per quei due ragazzi e lo è anche per i compagni di classe, che non capirebbero il perché di quello che sarebbe visto inevitabilmente come un favoritismo, acuendo magari l’astio nei confronti dell’islam e di quelle pratiche che culturalmente per noi non sono tollerabili.

La scuola laica nasce per evitare influenze religiose nell’insegnamento. Tutte le influenze. Il fatto che oggi ci sia qualche allievo di confessione islamica non cambia le cose. Addirittura l’islam moderato ci viene in aiuto, con le parole di Saïda Keller-Messahli, presidente del Forum per un’Islam progressista: “Cedere a queste richieste vuol dire aprire le porte all’islam politico. Ciò non lo possiamo permettere. Noi viviamo qui, non in Arabia Saudita”.

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