Dies non Academicus: Quanto ci metti a guadagnare come Ermotti?

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Di

Ermottidi Corrado Mordasini

Stamattina nell’ambito del Dies Academicus dell’USI il ceo di UBS, Sergio Ermotti, terrà un intervento intitolato “Svizzera, ritorno al futuro”. Un vero peccato, avrebbe potuto chiamarlo “Bonus, come prima più di prima” o, più scientifico, “UBS e le risorse umane: perché si licenzia ma si pagano i bonus”.

Nel 2015, Ermotti ha incassato 14 milioni, mentre Tidjane Thiam, di Credit Suisse, ne ha ricevuti 19. Erano 21 ma ha rinunciato a 2 milioni. C’è chi lo crede normale e chi no. Vi invito solamente a pensare quanto ci mette una persona normale a raggiungere la media di quello che guadagnano questi signori in un anno.

Un operaio, bassa qualifica 3’500 fr. mensili, 369 anni

Operaio qualificato 5’500 fr. 234 anni

Impiegato livello medio alto 7’000 fr. 184 anni

Quadro 10’000 fr. 129 anni

Quadro alto 15’000 fr. 86 anni

Direttore/Consigliere di Stato 20’000 fr. 64 anni

Ovviamente gli stipendi sono simbolicamente indicativi e suddivisi su 12 mesi per semplificare. Un Consigliere di Stato è giusto che guadagni così tanto, ha una bella responsabilità. C’è da dire che comunque, il suo stipendio, non supera la famosa quota 1:12, considerata psicologicamente tollerabile come divario tra lo stipendio più basso e quello più alto.

Ma un operaio? Lavorare 369 anni per raggiungere un CEO di UBS o del Credit Suisse? Avete idea di quanti siano 369 anni? Ve lo spiego:

Il nostro operaio, che chiameremo Mario, sarebbe nato intorno al 1628, nell’anno della rivolta del pane a Milano, poco prima dell’ondata di peste in Lombardia che dimezzerà la popolazione milanese. Anche il Ticino è colpito, ma il piccolo Mario sopravvive e cresce. Avrebbe fatto il suo bell’apprendistato iniziando a lavorare nel 1647. Mario avrebbe visto l’indipendenza della Svizzera dall’impero Asburgico nel 1648, ma a lui gliene sarebbe fregato poco se lavorava in Ticino, che era baliaggio confederato. Sta lavorando da 107 anni quando assiste alla rivolta della Leventina, sedata nel sangue e terminata con la decapitazione dei suoi capi. Nel 1789 comincerà, con la rivoluzione francese, l’ascesa di un famoso Corso, che sarà artefice dell’Atto di Mediazione con cui il Ticino entrerà a far parte della Confederazione nel 1803: Napoleone Bonaparte. Mario sono già 156 anni che lavora e anche se ha ancora dei guizzi di entusiasmo sembra un po’ stufo. Ha seppellito già 5 mogli e decine di figli. Pensa te, nel 1845, Mario riesce anche a assistere alla guerra civile del Sonderbund in Svizzera, tra cattolici e protestanti. Il Ticino comunque si schiera con Berna, ciò gli evita di prendere parte ai disordini. Lavora e lavora, sono ormai 198 anni che non prende vacanza, nel frattempo però ha presenziato alle esequie di altre due consorti. I suoi nipoti e pronipoti si contano ormai a decine.

Brutto periodo quello della prima guerra mondiale. La guerra e la spagnola, una letale influenza, gli portano via la giovane moglie appena sposata e gli falciano decine di bis-bis nipoti. Sono 271 anni che sgobba il nostro Mario, e onestamente ce ne ha un po’ le palle piene, non vede l’ora della pensione, anche se manca ancora quasi un secolo. D’altronde il suo non è un lavoro particolarmente divertente. Il tempo passa, arriva la seconda guerra mondiale con le sue devastazioni. Per fortuna la Svizzera è neutrale ma Mario viene comunque richiamato nell’esercito come truppa di rincalzo e si fa 600 giorni e rotti di militare, comunque un bel diversivo in 292 anni di lavoro. Con l’età i primi acciacchi diventano fastidiosi, d’altronde il suo è un ruolo importante per via dell’esperienza maturata, anche se non gli hanno mai aumentato lo stipendio. Nel 1969 è davanti alla tele per vedere lo sbarco sulla Luna, e festeggia i 322 anni di lavoro. Mancano solo 46 anni alla pensione.

I lustri passano lenti, Mario ha vissuto lavorando 15 generazioni. Ha abbastanza discendenti da riempire un paesotto del Ticino, ha seppellito 13 mogli e ha quasi guadagnato quello che il CEO di una grande banca svizzera ha guadagnato in un anno. Tra poco potrà riposare. Mario muore il 25 di marzo all’età di 388 anni. L’ ultimo giorno di lavoro si avvicina alla trituratrice senza schiacciare il bottone che arresta le lame. Lo ha sempre spiegato fino alla paranoia ai suoi 103 apprendisti, mettete sempre la sicura prima di avvicinarvi. Gli ingranaggi della macchina si impigliano nella sua giubba da lavoro e lo trascinano con sé, con le sue ombre, i suoi fantasmi e i suoi 369 anni di lavoro. Di Mario restano solo uno spruzzo di sangue e un mucchietto di ossa triturate e carne.

In tutta la sua vita Mario ha guadagnato 15 milioni e mezzo di franchi, non ha mai avuto una casa sua, ha patito la fame, ha fatto debiti per allevare i figli, non ha mai fatto una vacanza. 369 anni, per 15 milioni e mezzo, quello che Ermotti o Thiam guadagnano in un anno, bevendo champagne e volando con jet privati.

E adesso ditemi che è giusto.

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