Donne: mica tanto elette

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Di

Donnedi Jacopo Scarinci

Quanto e come sono rappresentate le donne in Ticino? Poco e male viene da dire guardando alle elezioni comunali di pochi giorni fa. Un quadro che diventa ancora più fosco considerando come il Consiglio di Stato sia tutto maschile e che nella Deputazione ticinese alle camere federali trovino spazio solo Carobbio e Pantani.

Beatrice Reimann, vicepresidente del PS ticinese e con lunghi trascorsi in Svizzera tedesca, da noi raggiunta, afferma che “Quando ero a Zurigo, noi del PS abbiamo sempre fatto particolare attenzione ad avere almeno il 50% delle donne in lista, scegliendole sempre attraverso il merito e le potenzialità. Quando abbiamo dovuto scegliere chi candidare a sindaco, ai delegati abbiamo dato una lista di due donne e due uomini” ci dice Reimann che, comunque, tiene a sottolineare come “non abbiamo mai pensato a quote messe lì per fare bella figura, ma sempre e comunque valorizzando i migliori profili, promuovendo e facendo conoscere bene agli elettori le donne migliori che si erano messe a disposizione. Una cosa molto diffusa anche a Basilea e in tutta la Svizzera tedesca.” In Ticino è un po’ diverso, anche se “è aumentata la quantità di donne che si appassionano, si mettono al servizio dei cittadini e della politica. Ciò è molto positivo” conclude Reimann.

La rieletta municipale luganese Cristina Zanini Barzaghi nota come “guardando il nuovo Consiglio comunale spiccano molte giovani donne elette: 18 donne su 60 è un buon risultato.” Le chiediamo come mai per i Municipi sia più difficile e l’umore si fa un po’ più scuro: “Purtroppo per il municipio invece altre dinamiche si fanno strada: antagonismo, lobbing di categorie professionali… Qualcuno oggi mi ha detto che avrei potuto fare un risultato ancora migliore ma… sono una donna! Dà da pensare, vero?”

Spostandoci dai grandi centri ci sono – per forza – logiche diverse. Lo nota Simona Arigoni, neoeletta in Consiglio comunale a Balerna per i Verdi. “Sia a Balerna sia a Coldrerio abbiamo fatto piccole manifestazioni. Specialmente a Coldrerio, dove alcune mamme, in pochissimi giorni, hanno raccolto 200 firme di genitori preoccupati per l’inquinamento” racconta Arigoni che, riguardo alle donne, auspica un aumento generale della rappresentanza femminile in politica “perché abbiamo una marcia in più che, a volte, agli uomini manca. Questa sensibilità potrebbe aiutare a capire l’importanza delle relazioni umane e a mettere da parte l’ingordigia personale”.

Per capirne di più e allargare il discorso ad altri ambiti e settori, abbiamo raggiunto Natalia Ferrara Micocci, gran consigliera del PLR, con la quale abbiamo affrontato il tema da più angolazioni.

Natalia, a che punto siamo in Ticino con la parità uomo-donna?

Spesso si sente parlare di ispirazione ai Paesi del nord. Non solo per le piste ciclabili, la libertà di impresa e i salari alti. Anche in relazione alla partecipazione delle donne in politica, alla ripartizione dei ruoli in società e, alla – conseguente – qualità di vita. In Ticino, lo sappiamo (ma non lo ripetiamo abbastanza), siamo tra gli ultimi in Svizzera in materia di parità uomo – donna, sia sul piano professionale che politico. Eppure, sorprendentemente e forse per caso, è a sud del sud che troviamo risultati lievemente più confortanti.

La presenza femminile negli Esecutivi è scarsa in tutto il Cantone. Troppo scarsa. Una fotografia in bianco e nero, con poca luce e molte ombre. Per fare solo qualche esempio nessuna donna è stata eletta a Locarno, solamente una a Lugano, due a Chiasso e Stabio e poche altre ancora, i cui nomi, per tanto poche sono, presto conosceremo a memoria.

Quali sono, secondo te, i motivi per cui le donne non hanno una degna rappresentanza?

Il dato relativo alle elezioni comunali 2016, al di là del mero riscontro numerico, parla politicamente da solo e conferma lo scenario cantonale dello scorso anno. Stesso quadro, in un certo senso, nell’amministrazione pubblica e nel settore privato: molte donne attive, poche ai vertici. Perché? Le ragioni sono così tante che a molti sembra non valga neppure la pena cominciare ad affrontarle concretamente. Immagine maschile del politico, come quella che, purtroppo, soprattutto a sud delle Alpi viene tutt’ora rappresentata da alcuni media. Mancata attenzione all’interno dei partiti, che sembrano non capire che limitarsi a “mettere in lista” donne è come credere che basti aprire una scuola per far sì che i ragazzi imparino a leggere, scrivere e stare al mondo. Difficoltà di combinare i temi della politica con quelli definiti femminili, che, in realtà sono dell’intera società e non solo delle donne. Poca considerazione per gli impegni su più fronti di una donna, praticamente mai concentrata in una sola occupazione, ma combattuta tra due, tre attività e, naturalmente, la famiglia. Non da ultimo violenza e sessismo del linguaggio politico, ormai diventato, in forme plateali o più “raffinate”, la caratteristica di un confronto che è sempre più lotta e sempre meno politica. E ancora la scarsa solidarietà delle donne per le donne, come se quelle che ce l’hanno fatta dovessero far passare le pene dell’inferno a quelle ancora ferme al palo. E poi il tramonto degli ideali, compreso quello della parità tra i sessi. Tutti aspetti noti, dicevamo, e ormai letti con rassegnazione dai più.

Come si può invertire questa tendenza?

Qualcuno alza la testa (ma non la voce), qualcuno ancora insiste affinché non si accantoni l’argomento con l’etichetta “rivendicazioni femminili”, e non sono solo donne, anche uomini. Nelle associazioni e in politica. Recentemente è nato il Forum 54, un progetto concreto per la parità, a cui hanno aderito oltre 100 candidate e candidati alle ultime elezioni cantonali. Di questi molti sono stati eletti in Gran Consiglio, dove, tra l’altro, con 22 donne elette su 90 deputati, abbiamo raggiunto il 24,4%, avvicinandoci alla media svizzera del 25,5%. Sottoscrivere manifesti però non basta, e le ultime elezioni comunali lo dimostrano una volta di più. Lunedì prossimo il Parlamento si chinerà su una mozione sull’ “Introduzione del bilancio di genere quale strumento di politica della parità”. Stendiamo un velo pietoso sul messaggio governativo, speriamo nel sostegno al rapporto commissionale e anche nel giusto risalto mediatico, che, in relazione alle elezioni comunali su questo tema, è stato scarso almeno quanto il numero delle elette. Ah no, pardon, ho dimenticato l’alto giornalismo che si è preoccupato di andare a vedere l’elezione delle “mogli di”, o peggio (se possibile), delle “ex mogli di”.

Bisogna passare all’azione, quindi.

Da capire resta poco, da fare molto.

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