I Verdi: Denti rotti e braccine corte

Di

patuzzi 2di Alessandro Schirm

È ancora fresca l’espulsione di Franco Denti che pare stiano tremando altre due poltrone. Una è quella di Maristella Patuzzi, una delle più evanescenti deputate del Gran Consiglio. Tra una tournée in Cappadocia e un concerto a Vienna, la biondocrinita violinista e Gran Consigliera latita spesso dal parlamento dove, voci di corridoio, insinuano passi più tempo a farsi i selfie con Tamara Merlo che a seguire i lavori parlamentari.

La Patuzzi però non sarebbe latitante solo in parlamento, ma anche nelle casse dei Verdi. Sarebbe infatti, come la Merlo e Denti, morosa nei confronti del partito riguardo al versamento delle quote prestabilite dal regolamento interno. Non sfugge ai più che gli obiettori, Denti in primis, siano stati tutti gregari dell’ex coordinatore Savoia e membri di NOI, movimento trasversale e autonomo di loro riferimento.

Franco Denti pare anche che si lamenti del fatto che il partito, per espellerlo, abbia usato un indirizzo sbagliato. Peccato che sia lo stesso indirizzo che figura in calce al comunicato stesso di Denti che denuncia la cosa. Inoltre la raccomandata dell’espulsione ci risulta sia stata ritirata, strano se l’indirizzo era sbagliato. Insomma, polemichette un po’ inutili che nulla cambiano nei concetti.

Appare però evidente che la presidenza e la direzione dei Verdi non sono più disposti a tollerare comportamenti non consoni alle regole stesse che i Verdi si sono dati. Ed è anche plateale che la frattura tra i verdi “originali” e i gregari di Savoia sia ormai ai minimi termini.

Personaggi come Denti, Gianella o Patuzzi hanno poco a che fare, perlomeno ideologicamente, con gli intenti originari del movimento. Che i Verdi ritornino all’origine è una buona cosa, lo spostamento a destra aveva procurato molte defezioni e numerosi mal di pancia. Che i Verdi crescano magari presso i giovani e acquisiscano una loro nuova identità nel solco dei idee come la decrescita, le energie alternative e un’economia sana e sociale è perlomeno un atto di chiarezza dovuto agli elettori.

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