Il Disco della Domenica: C.S.I.(Consorzio Suonatori Indipendenti) – Linea gotica

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Il Disco della Domenicadi Marco Narzisi

1996, vent’anni fa, il panorama musicale alternativo italiano viveva una meravigliosa stagione, con l’uscita di una serie di album e l’emergere di alcune band che sarebbero successivamente diventate, chi più chi meno, dei capisaldi. E parliamo degli Afterhours di “Hai paura del Buio”, i Marlene Kuntz con “Il Vile”, e ancora i Massimo Volume, i Subsonica, i Modena City Ramblers e via dicendo.

È allora che i C.S.I. (Consorzio Suonatori Indipendenti), dopo la grande prova di esordio post-CCCP di “Ko de Mondo” e il geniale live “In Quiete”, pubblicano quello che, almeno per quanto mi riguarda, rappresenta uno dei lavori più rivoluzionari dell’intero panorama indie italiano, “Linea Gotica”: erano i tempi migliori dell’allora ancora lucido Giovanni Lindo Ferretti, estraneo alle successive derive cattodestroidi, affiancato da mostri sacri come i due chitarristi, l’eterno compagno dei CCCP Massimo Zambon e l’inquietante Giorgio Canali che oggi cavalca le scene con i suoi Rossofuoco, e ancora il mitologico Gianni Maroccolo col suo basso-palettone e l’altro ex membro dei Litfiba Francesco Magnelli alle tastiere, e per finire una giovane ma già splendida Ginevra Di Marco a punteggiare il tutto con i i suoi gorgheggi. Momento momento: “E la batteria?”, vi chiederete voi… beh, Linea Gotica, per bocca dello stesso Ferretti, è definito come un disco ridotto all’osso, essenziale, un lavoro in cui la batteria è spesso assente, lasciando il campo libero ad atmosfere ampie e dilatate su cui si innestano chitarre pesantamente distorte: per dirla con Ferretti “È un disco di chitarre elettrificate, anche alle tastiere, al basso, alla voce è prima consigliato poi imposto di adeguarsi. A conti fatti è questo il suono del nostro tempo, per quanto detestabile possa essere questo tempo e questo suono.”

Linea Gotica (la linea del fronte alleato in Italia durante la II Guerra Mondiale N.d.A.) è un disco sulla netta scelta di campo, sul prendere posizione e decidere da che parte stare, se appunto dietro la Linea Gotica, con quelli che si sono liberati da soli e quelli che invece hanno aspettato che qualcuno li liberasse: è un percorso fra guerre di ieri e di oggi, Resistenza partigiana e guerre dei Balcani, l’assedio di Alba come l’assedio di Sarajevo, Comandante Diavolo da una parte, “occhio cecchino etnico assassino” dall’altra.

C’è tutto il male del nostro tempo in questo disco, nei suoni crepitanti e nei testi fortemente evocativi di Ferretti, che nel libretto del CD commentava i brani dandone la chiave di lettura adeguata; un simbolo dell’album è l’iniziale “Cupe vampe” con il suo violino straziante e straziato, apocalittico requiem della civiltà occidentale che brucia insieme ai testi antichissimi della biblioteca di Sarajevo incendiata durante l’assedio insieme al suo immenso patrimonio bibliografico, una “favola della viltà” dell’Europa e del mondo intero, come canta Ferretti “Ci fotte la pace che ammazza qua e là, ci fottono i preti i pope i mullah, l’ONU, la NATO, la civiltà”.

È uno sguardo lineare sul mondo al di fuori di ogni costruzione sociale, quasi dal profondo dell’inconscio , quello di Sogni e Sintomi (“Come un animale che non sa capire/Guardo il mondo con occhio lineare/Come un animale che non sa cos’è il dolore/Guardo il mondo con occhio lineare”), lo stesso sguardo disilluso che Ferretti riserva alla religione, accennato in Blu (“Intransigenze mute/Rabbiose devozioni) e poi pienamente espresso nella punk-doom Millenni, quei “Millenni di Patto, millenni di Legge, millenni di Osservanza/ Millenni di Croce per nuove Alleanze, millenni nel Nome di Dio/Millenni di sangue versato a concime, millenni di imperi e regimi… “ che termina con il rovesciamento totale del rapporto Uomo – Dio e la conseguente perdita di ogni aspettativa riguardo il trascendente “Non sono scrupoloso al riguardo di Dio, è a nostra immagine, somiglia a noi..”; quella stessa religione che nella lunghissima e rarefatta L’ora delle tentazioni non è altro che fredda e gelida formalità e moralismo, ” La casa, la chiesa, a modo e per bene/Campana che suona, la notte che viene/La luce si spegne…” di fronte al quale la trasgressione appare non tanto eccitante quanto confortante:

“ Scaldano le braccia del peccato
Scaldano il freddo del firmamento
Scaldano le braccia del peccato
Scaldano il freddo del firmamento
Che fredda è la notte”

Non mancano i richiami letterari e storici come nella title-track, che inizia con una citazione di Beppe Fenoglio ed è dedicata alle figure partigiane del Comandante Diavolo Germano Nicolini e di Don Giuseppe Dossetti (“monaco obbediente”): è la dichiarazione degli intenti dell’album, quell ’invito pressante a “essere attenti per essere padroni di se stessi e scegliersi la parte dietro la linea gotica”; anche in Irata, pezzo di chiusura dell’album, compaiono citazioni di Pasolini oltre che la netta presa di coscienza del lento e irreversibile decadere dell’uomo:

Ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario
Mi trovo imbarazzato sorpreso ferito
Per un’irata sensazione di peggioramento
Per un’irata sensazione di peggioramento
Di cui non so parlare né so fare domande
Di cui non so parlare né so fare domande”

Perla e gioiello dell’album, la lenta ed elegiaca cover di “E ti vengo a cercare” di Franco Battiato, che presta la sua voce alla strofa finale.

Linea Gotica è un disco forte, complesso e maledettamente elettrico, sicuramente non adatto ad essere ascoltato distrattamente, in cui si va per immagini evocate dalle parole ridotte all’osso, come dichiara Ferretti “Scorteccio le parole, aride scheggie secche adatte al fuoco”: dichiarazione di essenzialità e al tempo stesso di estrema potenza infiammante della parola.

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