Il mio confiteor

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Di

maestro 2di Francesco Giudici

Pur non frequentando più la chiesa con i suoi riti, qualche spezzone di brano che appare nella liturgia ha preso alloggio nel mio cervello. Uno di questi fa “ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni”. Ebbene, dopo la più recente interrogazione di Massimiliano Robbiani al riguardo del sinistroide docente di Scuola media, forse è giunto il momento di confessare anche le mie malefatte.

Così, seguendo la traccia dettatami dalle quattro parole rubate alla funzione religiosa, non mi dilungo in chiacchiere e comincio. Ah, dimenticavo, anch’io sono un insegnante ed esercito la mia professione con allievi delle elementari.

Pensieri. I miei pensieri, non in sintonia con i dettami dell’accozzaglia nella quale milita Robbiani, mi hanno guidato in ogni momento. Però, avendo a che fare con bambini, ho educato all’accoglienza, al rispetto del proprio turno nell’intervenire, al vedere la diversità come una cosa positiva e tutto questo con il tacito esempio.

Parole. Come docente di pratica professionale ho accolto nella mia classe, in questo ultimo quarto di secolo, almeno una trentina di studenti. Tutte le volte che abbiamo parlato di politica non ho mai mancato di far loro notare come la Lega non abbia mai portato avanti qualcosa in favore della scuola nella quale andranno a finire. Ai miei occhi, non può esistere un maestro che simpatizzi con il suddetto movimento.

Opere. È vero che non ho mai insegnato ai miei piccoli allievi a deturpare manifesti con le facce dei leghisti, anche se per fare ciò non sono stato costretto a non lasciar entrare nella mia aula il Mattino della Domenica. Questo settimanale non l’ho mai nemmeno voluto usare come protezione dei banchi quando si svolgevano certe attività di educazione grafico-pittorica.

Omissioni. Ho evitato di parlare di religione (il crocefisso è finito sopra un armadio il mio primo giorno di scuola) e di inno svizzero (a dire la verità con una quinta particolarmente buona ci avevo provato).

Ecco, sono colpevole e parecchie imputazioni mi potrebbero essere accollate. Purtroppo ora c’è un problema grosso. I danni li ho sicuramente fatti e sono recidivo da una caterva di anni. Non vale nemmeno più la pena di inoltrare un’interrogazione per denunciare e chiedere allo Stato di deplorare pubblicamente il mio riprovevole comportamento.

Perché? Perché fra due mesi chiuderò la mia carriera di insegnante sinistroide.

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