Il rivoluzionario termine “Benvenuto”

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Di

Reimann Beatricedi Jacopo Scarinci

In una campagna elettorale a tratti disarmante, uno slogan in particolare colpisce. Uno slogan non ad effetto, non pirotecnico. Uno slogan normale, ma che orwellianamente in tempi bui come questi risulta rivoluzionario. È quello di Beatrice Reimann, candidata in Municipio e Consiglio comunale per il PS a Lugano e si trova sulla sua cartolina elettorale: “Per una città dove tutti sono i benvenuti”.

È uno slogan che restituisce civiltà a un tema, quello dell’accoglienza, spesso trattato con toni fuori dalle righe e approssimazione. “Io per prima sono stata accolta a Lugano, e mi è stata offerta la possibilità di questa candidatura” – ci dice Reimann, nata a Berna cresciuta a Bienne e per anni attiva a Zurigo – “ma l’accoglienza è un concetto ampio: riguarda gli stranieri, certo, ma anche i turisti e abbiamo recentemente visto come nei giorni di Pasqua abbiano trovato tutto chiuso”.

Il termine “benvenuto”, che usiamo nelle nostre case quando arriva un ospite, in stazione quando accogliamo un amico, a un aperitivo quando invitiamo gente è un termine bellissimo, perché significa apertura, disponibilità, condivisione. A determinate regole però. “Il dovere della politica è accogliere, ma anche integrare” – continua Reimann – “e integrare significa fornire ai nuovi arrivati tutti gli strumenti per essere in regola: pagare le tasse, rispettare le leggi, far parte di una comunità. Se il nuovo arrivato non lo farà, avrà perso una possibilità e dovrà andarsene. Ma è nostro dovere darla a tutti, questa possibilità” spiega la candidata socialista.

Una risposta decisa nei confronti di una destra sempre più radicalizzata su posizioni anti stranieri. Dire a richiedenti l’asilo, stranieri, turisti “benvenuto” non significa lasciargli fare quello che vogliono. Significa dare loro gli strumenti per integrarsi, cominciare una nuova vita, nel rispetto di tutti.

Questo è il dovere della politica.

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