Jacques Ducry: “Sono un libero pensatore”

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Di

ducrydella Redazione

Laicismo e proprietà della propria vita. No, non sono temi troppo alti per una competizione elettorale locale come le elezioni comunali. Avere le idee ben chiare su questi temi è un’indicazione precisa e inequivocabile del rispetto che un politico porta nei confronti delle altre persone. Di ciascuna di esse.

Jacques Ducry, candidato del PS per la città di Lugano, su questi temi non solo ha idee chiare e strutturate, ma ha pure il coraggio civico di difenderle pubblicamente.

Ducry, che spazio ha oggi il tema del laicismo in politica?

Il candidato, la persona che pretende di rappresentare gli altri porta il proprio percorso culturale, personale in qualsiasi luogo e soprattutto nei dibattiti senza mascherare nulla. Questo è un auspicio che dovrebbe valere per tutti. Non deve essere un approccio strumentale acchiappa voti, anzi. Quando le opinioni, i valori si distanziano dalla maggioranza devono essere rafforzati e sottolineati proprio per marcare un proprio territorio, la propria differenza di visione dei rapporti cittadino-Stato, Stato-Chiesa, tra individui. Il laicismo, la libertà di pensiero, e io sono un libero pensatore, è premessa indispensabile per due motivi: il primo per essere sé stessi o per manifestare il proprio credo anche laico, l’altro per il fatto che un comune, un cantone, l’Europa devono essere composti, soprattutto per chi vuole rappresentare gli altri, di persone che rispettano il credo altrui.

Come si può arrivare a ciò, in particolare a Lugano?

La premessa per il rispetto verso le proprie convinzioni è il rispetto delle convinzioni altrui: libertà di coscienza e credenza, unite a una chiara separazione tra Stato e Chiesa (che in Ticino e Svizzera non c’è) affinché i rapporti tra individui si sviluppino in modo rispettoso, tollerante delle aspirazioni di ognuno. È necessario che il laicismo possa prevalere su questo miscuglio che viviamo anche a Lugano col prelievo della tassa parrocchiale, col ruolo della chiesa nell’ambito universitario (vedi facoltà di teologia)… Queste intromissioni non fanno bene alla crescita di un individuo che deve riferirsi alle libertà costituzionali, tra le quali c’è libertà di credenza, anche se la Costituzione federale ha come premessa “In nome di Dio onnipotente”. Il problema è che anche a sinistra molti non osano dichiararsi laici, anche se è auspicabile una chiara e netta separazione tra Stato e Chiesa: la religione è un fatto privato, lo Stato è unione di tutti i cittadini, non un’entità astratta. Se a Lugano dovessero esserci discussione in Consiglio comunale o Municipio è bene che si prendano chiare posizioni su questo tema.

Cosa impedisce alla sinistra ticinese di definirsi laica?

È legittimo che anche a sinistra ci siano delle persone credenti, quello che per i valori della sinistra non mi piace è che questi credenti non osano andare oltre dicendo “il mio credo è un fatto personale non voglio che questo mio credo influenzi la società nel senso delle istituzioni”.

In che senso?

Se una persona auspica che il proprio credo venga rispettato deve rispettare i credo altrui. Lo Stato tramite propri rappresentanti e votazioni popolari dia a tutti i cittadini mezzi per manifestare il proprio credo: non finanziando le religioni, ma permettendo ad esempio la costruzione di una chiesa, di un minareto, di una sinagoga. Questo è un principio dell’umanesimo che da noi fa fatica a essere espresso perché per molti, nella nostra area, non è elettoralmente pagante. Peccato, perché così non si crea un vero fronte, anche se nel 2002 i cittadini ticinesi quasi all’80% dissero no al finanziamento delle scuole private. Fu un sussulto di quel bel Ticino che, oggi, sembra non ci sia più. Anche perché non c’è più dibattito su questi temi.

Una sua recente battaglia è stata quella per l’eutanasia.

Il diritto all’autodeterminazione di una persona passa anche dal scegliere di morire o meno. L’iniziativa di Delcò Petralli auspicava che se una persona chiede di morire le strutture cliniche potessero mettere a disposizione questa possibilità agli addetti di associazioni tipo Exit e Dignitas. La maggioranza ha comunque detto no a seguito di un rapporto tendenzioso e moralista di Morisoli, condizionato dal proprio credo impregnato di demagogia religiosa e con poco rispetto per i credo altrui.

Su questo tema la situazione a Lugano com’è?

Lugano ha una situazione particolare, ci sono un sacco di strutture e case per anziani. Io auspicherei, se eletto, che si permetta tramite un regolamento, che potrebbe essere pionieristico, un approccio alla vita anche tramite la richiesta di morire.

Che non è comunque una cosa semplice.

Certo, ci sono vincoli molto chiari da parte della procedura penale: ci vogliono un certificato medico che attesti la malattia incurabile, uno che attesti la lucidità mentale e la volontà, la richiesta della sostanza che porta alla morte. Poi nel caso di effettiva morte, ci sono tutte le conseguenze legali del caso. L’ho vissuto in prima persona tramite il caso di mia madre e, prima ancora, da procuratore pubblico laico: quei casi arrivavano a me da colleghi credenti che si sono legittimamente ricusati. Ci sono procedure chiare, non bisogna temere alcuna deriva o chiusura di occhi verso casi particolari, nessuno deve temere che qualcuno ne approfitti: nel caso l’autorità ha il dovere di sanzionare chi usa la morte altrui. È un diritto individuale. Come c’è fortunatamente, ad alcune condizioni, il diritto all’aborto, praticato in strutture sanitarie senza che per fortuna nessuno eccepisca, così dovrebbe essere per il suicidio assistito. Il fatto di disporre di sé stessi è un diritto fondamentale della persona, ci deve essere un modo dignitoso per lasciare la vita, ed è quello del suicidio assistito. Lo Stato non deve chiudere gli occhi.

La sua visione sociale e politica affonda profondamente le proprie radici nella Comune parigina. Non le sta un po’ troppo stretto il Comune di Lugano?

Lugano può essere la mia Parigi in senso emotivo! Quell’esperienza politico sociale francese e parigina è stata determinante anche per l’evoluzione, in parte, del Ticino e della Svizzera. Possiamo trasformare il comune di Lugano in un nuovo comune, e noi di area abbiamo deciso di farlo creando una lista aperta, per gran merito di Martino Rossi, l’unico vero atto di campagna elettorale che ha auspicato la concretizzazione di un programma comune, di un’evoluzione della sinistra senza dimenticare che tutto potrebbe essere utile in cambio di passaggio al maggioritario.

Per lei questo tema è un cavallo di battaglia da tempo, no?

Sogno questa area da alcuni lustri, e siamo riusciti, tempo fa, a creare una associazione, Incontro Democratico, tra radicali libertari e socialisti, che ebbe parecchi contraccolpi in PS e PLR. Non demordiamo, anche perché è stata creata nel comune di Blenio, alla presenza di Bertoli, Kandemir Bordoli e ospiti come Sadis, una lista chiamata Incontro Democratico/Area di Sinistra.

Ci son stati mal di pancia?

Tant pis pour eux! Non voglio creare queste liste per me, ho 60 anni. Non sono nell’esecutivo cantonale, vent’anni fa non ho colto volontariamente la possibilità di andare a Berna, c’era un’ipotesi l’anno scorso ma non ha funzionato. Amo troppo i princìpi per metterli dietro le ambizioni.

Quindi questa lista a Lugano le piace.

In questa lista aperta di sinistra c’è un discorso d’area. Però un’alternativa tanto declamata deve essere concretizzata anche in un programma che c’è, sì, ma in campagna elettorale è stato fatto troppo poco. Alcuni si arroccano in posizioni personali che non permettono ossigenazione per la nostra area.

Si lancia in un pronostico?

Se restassimo sotto il 15% vorrebbe dire che qualcosa a Lugano non ha funzionato. Osserverò l’esperienza di Blenio e altri comuni per discorsi che devono essere ripresi in ottica elezioni cantonali e federali del 2019.

Chi vota Ducry vota per…?

Suicidio assistito, netta e chiara separazione tra Stato e Chiesa, un libero pensatore, un convinto europeista. Tutte cose che mi fanno perdere solo voti, certo. Ma se mi volete è così, se non mi volete pace. Io sono questo. Ho inoltre il grande auspicio che dei giovani entrino nel legislativo, penso in particolare ai preparatissimi Simone Cattaneo e Simona Buri: noi della vecchia guardia dobbiamo collaborare ad aprire loro le piste e, a un certo punto, essere capaci di ritirarci. Io mi son messo a disposizione per portare qualche voto per far crescer le schede del PS, mettendo in evidenza i temi della solidarietà, del rispetto umano, della tolleranza, badando in particolare ai meno abbienti, ai rifugiati, a tutti coloro che soffrono a causa dei soprusi altrui.

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