L’antifascismo non è una moda. Buon 25 aprile a tutti

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Di

comunismo 3di Samuele Quadri

Oggi è il 25 aprile, festa della liberazione d’Italia. È una delle giornate più importanti della vicina penisola ed è giusto trasmettere il sentimento fino in Ticino, perché l’antifascismo non ha nazione.

Stamattina, oltre ad augurare una buona giornata di festa ai miei colleghi italiani, non ho fatto altro per commemorare la giornata. Ho deciso, allora, di curiosare nel profilo Facebook di Saverio Tommasi, sicuro che avrei trovato qualcosa che riguardasse il 25 aprile. Tombola. Il suo profilo mi ha indirizzato sulla piattaforma web di Fanpage.it, dove Saverio s’impegna a raccontare storie attraverso video con lo scopo d’informare. Oggi è il turno di Giorgio Macrì, diventato partigiano a 15 per amore del fratello, massacrato di botte dai fascisti. Saverio è abile a farsi raccontar storie, ma questa volta mi ha davvero emozionato. Macrì racconta fatti ai tempi del fascismo, talvolta pure scomodi, con una certa nonchalance, ma si scorge nei suoi occhi la stessa rabbia partigiana che provava anni orsono. È la stessa rabbia che oggi si va perdendo, ma è grazie a persone come Giorgio che l’antifascismo si può tramandare da generazione in generazione affinché la memoria non si affievolisca. Il vecchio partigiano è nato a Vibo Valentia, ma ha un forte accento toscano e io adoro l’accento toscano. Ad un certo punto dell’intervista, quando Saverio e Giorgio decidono di sedersi su un muretto, al fine di riposarsi, suonano le campane. Sulle note dei rintocchi Saverio porge a Giorgio una semplice, ma suggestiva, domanda: “Perché è importante, ancora, raccontare queste storie?”. Giorgio parte in quarta e con la stessa rabbia che vedevo prima nei suoi occhi risponde: “Perché sono i giovani la nostra speranza che insieme a pochi rimasti di noi della Resistenza trasmettano alle nuove generazioni tutti quei valori conquistati con la resistenza”. Giorgio comincia ad elencare questi valori, ma alla rabbia si aggiunge un filo emozione dettata, forse, dalla malinconia: “la libertà, la pace, la democrazia”. Il partigiano chiude con voce commossa: “Questo mi sembra il significato importante”. Mi sembra superfluo dire che mi stavo commuovendo anch’io, ma nello stesso momento mi ha trasmesso la sua rabbia antifascista.

Quel messaggio era rivolto a me e a tutti i giovani che oggi trascorrono il 25 aprile nell’indifferenza. Ho deciso, dunque, di dedicargli questo semplice scritto, per quanto inutile possa essere. Oggi la mia giornata ha un significato differente, perché l’antifascismo non è una moda, l’antifascismo non ha partito o ideologia politica, l’antifascismo non è una strada che una persona può decidere di percorrere o meno, l’antifascismo è una necessità. Buon 25 aprile a tutti.

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