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Ma gli svizzeri la conoscono la Svizzera?

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Di

Luca Moradi Marco Cattaneo

Carino “Via col venti”, quiz serale della RSI condotto dal simpatico Luca Mora. Carino e soprattutto istruttivo. In mezzo a tanta roba inutile, almeno questo gioco televisivo ti insegna cose di Paesi sconosciuti, te ne fa scoprire altre di Paesi che invece credevi di conoscere bene e, alla fine, ha come protagonista la Svizzera. E qui iniziano i dolori.

Si scopre, guardando questo programma, che certi svizzeri, della Svizzera, non sanno nulla. Qui nessuno pretende che l’uditorio tutto sia composto da studiosi o da tanti Heinrich Zschokke, ma che almeno i fondamenti siano conosciuti sì. Ci son concorrenti che – bravissimi a confabulare tra loro in dialetto quanto protagonisti di autentiche cadute nel vuoto torricelliano quando si passa al parlare italiano – non sanno come sia fatta la moneta da due franchi, che non conoscono gli stemmi dei cantoni, chi è ritratto sulle banconote, dove si trovino dei laghi (celebri) e che faccia abbiano famosi architetti, intellettuali, sportivi. Molti non hanno alcuna idea di tradizioni universalmente conosciute, delle date fondamentali della storia elvetica, dei basamenti della civica, dei dipartimenti dei Consiglieri federali, proposti con tanto di faccione che basta aver letto un giornale negli ultimi cinque anni. Una coppia è riuscita a fare quattro errori su quattro possibilità nel collegare i licei cantonali di Lugano 1, Lugano 2, Bellinzona e Locarno alle rispettive foto.

Quando si parla d’integrazione bisogna essere rigidi. Chiunque viene a vivere in Svizzera è tenuto a sapere la lingua, conoscere le tradizioni, la cultura, i luoghi. Deve imparare a vivere nella comunità che lo accoglie rispettandone leggi e usi, vivere nella società. Tutto giusto e sacrosanto. Ma se sono certi svizzeri i primi a non conoscere i basamenti del loro Paese, con che faccia parlano di integrazione degli stranieri?

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